In tutte le edicole il numero di ottobre di NOI - frammenti di siena.
Storie, personaggi, cultura, approfondimenti. La nostra città vista da angolazioni diverse.

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A veglia con Duccio

Quello che va in scena è uno spettacolo del tutto diverso, perché la seconda chiusura sta mettendo in ginocchio mezza economia a livello generale e, in una città come la nostra, con il turismo cancellato, sta facendo franare tutto l’indotto. 

Non è che ci volesse molto per prevederlo: le immagini registrate e diffuse dagli organi di informazione locali di domenica 1° novembre sono eloquenti e arrivano, questa volta, dagli Orti del Tolomei e da Sant’Agostino.

E oggi (domenica, mentre scriviamo) sono arrivati la bufera e il temporale sotto forma di DPCM. Niente che non fosse atteso, sia chiaro.

Mentre scrivo queste righe leggo che nella nostra provincia si sta procedendo con buon ritmo all’effettuazione dei test sul personale scolastico, ma non per questo i nostri ragazzi che si apprestano a rientrare in classe e le loro famiglie possono dormire sonni tranquilli.

È vero che ormai ci siamo abituati, ma Siena è una città che, da qualche anno, nella matematica del suo tessuto economico e sociale, sembra rassegnata a conoscere quasi esclusivamente il segno della sottrazione.

E poi ce n’è un’altra di vittime dell’epidemia di Covid19. Questa passa inosservata, fa meno scalpore del crollo del PIL.

Giorni fa Francesco Burroni ha di nuovo spezzato una lancia per il povero, derelitto monumento all’Indipendenza, opera di Tito Sarrocchi, confinato (quasi per un medievale bando) fuori dalle mura, in mezzo a un’aiola a San Prospero.