Era prevedibile: perfino scontato e banale. Se uno si fosse presentato in sala scommesse non gli ci avrebbero fatto puntare sopra nemmeno un centesimo bucato perché non c’era, in tutta la materia, un minimo (ma proprio “inimo”) di imprevedibilità e di aleatorietà.

La “molida” (neologismo e crasi fra “molesta” e “movida”: vi piace di più “movesta”? ma come mi verranno in mente ‘ste robe?) minorile di Salicotto-Piazza del Mercato, inibita dai recenti controlli dopo i brutti fatti violenti di qualche tempo fa, si è semplicemente spostata. Ha cambiato, come era prevedibile, location, ma è sempre on the stage.

Notte fra sabato 12 e domenica 13 settembre, Piazza San Francesco. Un assembramento di adolescenti, molti in evidente stato di ubriachezza; altri in sospetto (sospetto: nessuno lo può dire con certezza) stato da assunzione di sostanze.

Non poteva essere diversamente: il pattugliamento delle forze dell’ordine nella Torre e in Piazza del Mercato ha (come era ampiamente prevedibile) solo fatto spostare le criticità in un’altra parte di città.

Che è come dire che s’è spalata l’acqua col forcone.

Non sappiamo se i giovani di San Francesco sono gli stessi o altri rispetto a quelli di Salicotto-Mercato, ma la cosa cambia poco. Da un certo punto di vista, la nuova location rappresenta una riappropriazione: la “molida” (o “movesta”)  aveva avuto questa piazza come scenario un po’ di tempo fa. C’era stata, anche allora, qualche rissa; ragazzi strabevuti e (almeno in quelle occasioni) accertatamente strafatti; episodi di spaccio; casino (anche nel senso primo e antico  del termine: ma questa è, tutto sommato, la cosa meno importante e meno inquietante). Poi le proteste della gente e delle Contrade della Giraffa e del Bruco (che si erano anche attivate collaborativamente) avevano dissuaso almeno una parte di questa jeunesse dorée che, infatti, aveva cercato altri approdi. Ora ha rifatto il cammino in senso inverso, riscoprendo luoghi di lungo corso per ospitare le sue notti di divertimento e (ahimè) talvolta di sballo.

Qui, tuttavia, è bene fare subito chiarezza, per non scadere nello stucchevole bacchettonismo.

I ragazzi, gli adolescenti, da che mondo e mondo, sono come i gatti: vivono di notte e vivono la notte. Pensare di impedirlo sarebbe follia: grazie a Dio o a chi per lui, la Corea del Nord è abbastanza distante da qui. Il punto è quello di garantire che la loro notte piccola (ve la ricordate – quelli vecchi come me - la canzoncina gorgheggiata dalle vocette delle, già allora, plastificate gemelle Kessler?) si svolga serenamente: senza dover assistere di nuovo a scene di spaccio o, peggio, a episodi di violenza.

Non si tratta certamente di “inseguire” i giovani, né (ci mancherebbe altro) di controllarli occhiutamente. Si tratta di essere consapevoli (chi  ha titolo a farlo) che le loro notti hanno forse spostato sede di riferimento, ma che the show is going on, e che ora l’attenzione per zone potenzialmente critiche deve ri-posizionarsi per garantire  che non si ripetano copioni di film già visti e che, per di più, non c’erano nemmeno piaciuti.

Dopo di che, che i ragazzi si divertano. Se ce la fanno (speriamo) senza trasformare una piacevole bevuta in una sbornia devastante ed evitando il resto. Tutto “quel” resto.

E buona “molida” (o “movesta”) a loro, anche se di quando in quando si beccheranno un vaffanc**o per eccesso di cagnara. Ma d’altra parte, nessuno è mai morto né di cagnara né di vaffanc**o.

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