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Confesso che quando è successa la tragedia di Caivano ho fatto un salto sulla seggiola.

Il fatto è recente e lo abbiamo tutti ben presente: una ragazza (Maria Paola) è morta, sbalzata dalla moto guidata dal suo ragazzo. L’accusato dell’omicidio è il fratello. Ha cercato (come pare) di buttare fuori strada la coppia? Voleva (come hanno detto i suoi legali) solo parlare ed è successa la tragedia in maniera preterintenzionale? Queste cose le acclarerà la Magistratura. Per ora resta il fatto che la ragazza è morta, il suo ragazzo è finito in ospedale. Il suo ragazzo che, alla nascita, era una ragazza: genere mai accettato, tanto da indurlo ad assumere il nome di Ciro e a diventare un maschio. Apriti cielo. La famiglia di Maria Paola l’ha presa malissimo e il clima che in essa è montato ha indotto il fratello a combinare quel che (intenzionalmente o no) ha combinato.

Ho fatto un salto sulla seggiola, perché conosco bene una giovane ragazza che ha costruito i suoi affetti esattamente nella stessa direzione. Ha un compagno transgender che, nato femmina, ha poi deciso di abbandonare il genere nel quale non si era mai riconosciuto. Ha assunto un nome maschile ed ha cambiato sesso. Io stesso faccio fatica a ricordare quale era il suo nome prima della scelta.

I due stanno insieme da tempo e con grande serenità, ma, soprattutto, con grande serenità e intelligenza la cosa è stata accettata dalle loro famiglie che con la situazione si sono confrontate e hanno deciso che andava bene così. Non è importato e non importa a nessuno l’originale biologia di una delle due componenti della coppia: si vogliono bene e questa è la sola cosa che conta.

A volte, di fronte a tragedie come quella di Caivano e a mentalità  che in nome del “naturale” (concetto che più ambiguo e sfuggente non ci potrebbe essere) e del “normale” (concetto che più infido e potenzialmente pericoloso non si potrebbe immaginare) arrivano anche a giustificare quel che è successo, si resta sgomenti e non ci si rende conto con quali sacche di incistati pregiudizi contrabbandati come “valori” dobbiamo fare i conti. Non so se sia una fake news quella circolata sulla stampa, secondo la quale un membro della famiglia di lei avrebbe “assolto” (per così dire) il fratello dalla sua colpa. Certo, se fosse vera, non mi stupirebbe: quando i delinquenti di Acerra hanno ammazzato a botte un ragazzo, un membro di una delle loro famiglie ha detto che, in fin dei conti, che avranno poi fatto di così terribile? avevano ucciso un immigrato, e che sarà mai? Poco ci manca che abbiano detto che è stata una ragazzata. Tale è il brodo di coltura di queste sub-culture: una sostanziale banalità del male, per la quale uccidere a calci un giovane o procurare la caduta di una motocicletta e la morte di una ventenne sono, comunque, peccati veniali perché, alla fin fine, nel caso di Caivano, lei, i guai, se li era cercati, dal momento che, contro la volontà della famiglia, stava con un transgender  (no, non è per questo, si difende la famiglia stessa, ma perché Ciro era un tipo poco affidabile. Ah, ecco… quanto regge questa spiegazione ce lo diranno i magistrati). L’esito tragico della vicenda è stato, in questa chiave interpretativa, solo un danno collaterale della volontà di riportare lo stato delle cose nei binari della “giusta normalità”.

Ho pensato a tutto questo e alla mia giovane amica e al suo compagno transgender (a proposito: l’Università di Siena ha adottato la procedura denominata Alias, per tutelare la nuova identità di studenti transgender, con dimostrazione di grande civiltà e sensibilità) e ho pensato anche a quanta strada c’è ancora da fare per superare la fobia verso gli omosessuali e verso chi, nato in un sesso, poi adotta quello nel quale si sente a suo agio; a quanti pregiudizi c’è ancora da smantellare perché ognuno possa vivere la sua sessualità come meglio gli/le pare.

E con un sospiro di (amara, molto amara) soddisfazione ho capito l’importanza di vivere in un contesto civile che vede due famiglie abbracciare e amare i loro figli, qualunque scelta in merito abbiano fatto e vogliano fare.

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