Che dire? non sembrava un’idea stupida, quella di essere coinvolta nel progetto della City Card (strumento di promozione culturale e turistica elaborato dall’Amministrazione Comunale di Siena), avanzata dalla Fondazione Musei Senesi, l’istituzione (dalla quale il Comune di Siena si è tirato fuori tempo fa) che gestisce una quarantina di musei del territorio. 

Le guide turistiche stanno elaborando piani per il riavvio dell’attività culturale a livello territoriale, e l’Assessorato competente di Siena dichiara che è interessato a vedere i loro progetti. Ma a vedere i progetti di (o a collaborare con) Fondazione Musei Senesi no. ”È un ente inutile”, così ha liquidato la questione l’assessore al Turismo Alberto Tirelli. E ha aggiunto che “non possono pensare di rientrare dalla finestra dopo che sono stati buttati fuori dalla porta” (immagine non del tutto congrua, per la verità, perché FMS non l’ha buttata fuori nessuno da nessun dove: è il Comune di Siena che se ne è andato. Il che cambia e di parecchio il senso delle cose).

Ora: che la funzionalità della Fondazione Musei possa (anzi debba) essere ridefinita, incrementata e potenziata è concetto che nessuno trova stravagante. Che la si possa qualificare un “ente inutile” (ergo, da sopprimere al più presto) è convinzione parecchio (ma parecchio) discutibile.

Il turismo (volano economico dell’economia della nostra città e del suo territorio) inteso come turismo di buon livello culturale; che  valorizza non solo il capoluogo, ma anche la capillare rete fatta di ricchezza storica, artistica e paesaggistica di un territorio, da questo punto di vista, FRA I PIÙ IMPORTANTI DEL MONDO (e perdonatemi l’enfasi delle maiuscole, ma – come tanti altri, del resto – ne sono straconvinto);  il turismo di buon livello culturale, dicevo, che sarà la prima risorsa strategica nella ripartenza dopo la botta rintronante del Covid-19, avrà bisogno di tutti. Altrimenti ci ritroveremo a scenari tanto rivisti quanto sterili, caratterizzati da iniziative individuali o da braccini di latta per decidere chi decide, e gli altri seguano allineati.

L’idea della City Card (che per la verità non è nuovissima, ma vivaddio se ora si realizza, chiunque la realizzi) è una mossa intelligente: far perno sull’immensa ricchezza culturale di Siena per far conoscere la ricchezza culturale interconnessa del suo territorio è la strada giusta. Anche per qualificarlo, il turismo, oltre che a utilizzarlo finalizzandolo alla sola monetizzazione immediata.  L’ho già detto e lo ripeto: un turismo senza correlato etico non serve, perché è un turismo che – di fatto – non si giova nemmeno del correlato estetico. E’ una sciatta caciara e basta. No, grazie; grazie, no.

Ma se la strada è giusta, meno giusto è – a parere personale di chi scrive – decidere a priori e senza tante discussioni chi può avere dignità di partner e chi no, perché qui non si sta parlando di soggetti incongrui rispetto al progetto, ma di soggetti vivi e operativi che un contributo possono darlo. Quale? Come? Con quali strumenti? Queste sono domande alle quali devono rispondere tanto chi ha in mano la scelta politica, quanto la stessa Fondazione. Ma risposte e soluzioni debbono esserci. Non soltanto porte sbattute in faccia. E questo, per il bene di Siena e delle sue terre.

Tanti e tanti decenni fa, diventò un tormentone una canzoncina di Jannacci che sembra, in questo caso, molto di moda. Vengo anch’io. No, tu no. E soprattutto pare applicabile, della canzone, il finale: ma perché? Perché no. Allora faceva ridere. Oggi no. E perché non faccia ridere non c’è chi non lo capisca da solo in questo devastato scenario di uno dei peggiori anni della nostra vita.

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