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Non è una sorpresa: ci s’aspettava e sta andando esattamente come si temeva che potesse andare. L’ondata autunno-inverno del Covid-19 sta già facendo vedere di che panni si veste: crescono i contagi giorno dopo giorno; si riaprono i reparti Covid degli ospedali; illustri negazionisti devono fare i conti  con ciò che è difficilmente negabile (auguri di piena guarigione a tutti loro, perché la civile pietas ha, e deve avere, sempre il sopravvento sulla tentazione, a pelle, dello sberleffo, della sfottitura, e del “ti sta bene, perdìe, duro!”).

Il problema è che si fa fatica a ravvisare nel comportamento collettivo un segnale di pericolo percepito. Esempio autoptico: sabato 3 ottobre, pomeriggio. Sono a San Gimignano a presentare il libro di un amico; arrivo abbastanza in anticipo e, grazie anche al fatto che ha smesso di diluviare a matto, mi godo un piacere al quale, quando posso, non rinuncio: attraversare quel bellissimo posto e godermi lo spettacolo di quella piccola città.

E’ piena di turisti e di visitatori: mi faccio la “spina” stradale, entro da Porta San Giovanni e seguo il percorso fino a Porta San Matteo. Strade piene; gente infagottata in outfit di fantasia dovuti all’inverno arrivato il giorno dopo l’estate a 30° e che ha costretto tutti a ricoprirci con quel che c’è a portata di mano  (la mamma di un mio amico mi dice che i vecchi chiamavano questi tempi meteorologicamente ballerini “la stagione dei malvestiti”) e carichi di buste piene di cacio, salumi di cinta, bottiglie di Vernaccia. Negozi con clienti dentro e fila d’attesa fuori.

Consolante e rassicurante. Se non fosse per un particolare.

Valuto a spanne, ma la mascherina la indosserà, nel complesso, sì e no il 20% della gente. Quelli che sembrano (sembrano: mica gli ho chiesto la carta d’identità) persone del luogo ce l’hanno su quasi tutti; quelli che sembrano (sembrano: mica gli ho chiesto la carta d’identità nemmeno a loro, ma si riconoscono) turisti, se ce l’ha il 5% è grassa. E sì che, è vero che siamo all’aperto, ma per la strada si sta fitti come penne di nana e ci si sfiora a pochi centimetri. Forse a qualcuno (o qualche due o tre) sfugge qualcosa. Sfugge che stiamo ballando sul Titanic.

Sia ben chiaro: al momento non c’è alcun obbligo di mascherina all’aperto, nella nostra Regione (anche se è possibile che l’obbligo scatti nei giorni prossimi), ma quello che mi chiedo è come sia possibile che, per essere prudenti, si debba aspettare che ci impongano di esserlo con obblighi formali.

Vale lo stesso per quanto si legge sulle forze dell’ordine che, anche in questi giorni e anche nella nostra città, sono intervenute per disciplinare gli assembramenti dei giovani durante la movida. Le notizie nazionali mentre scrivo (domenica 4) parlano di possibile intervento dell’esercito nel merito; riportano cifre di aumento del contagio che preoccupano; mostrano un quadro fosco per la prosecuzione delle attività scolastiche (e meno male che è rientrata quell’interessata e cinica idiozia di aumentare l’affluenza alle partite); adombrano la possibilità che si debba tornare a lockdown parziali e mirati (si parla di nuovo di bar, di ristoranti, di parrucchieri…).

Si sta profilando all’orizzonte un’altra mazzata anche economica: abbiamo bisogno delle didascalie in lettere grandi per capirlo? In questa situazione, si deve aspettare che un Presidente di Regione emani la disposizione ufficiale sull’uso della mascherina? Io, proprio, non capisco: per proteggersi bisogna che ci sia chi ci dice proteggetevi? Da soli non ci s’arriva? E il tutto per evitare la terrificante e violentatoria mascherina sul naso e sulla bocca.

Mah: dio ce la mandi bòna (con quel che segue di goliardico). Buona settimana gente: statemi bene (o almeno cercate ogni mezzo per farlo).

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