Pensieri e parole

E uno di quei giorni in cui dirigersi lì, giù per quel viottolo scivoloso, slalomista gigante, fra porte di legno...

Era rimasto lì accovacciato. In un angolo della caverna. Dove la curva della roccia sembrava combaciare con quella della sua schiena inarcata.

Fisso il campo. Ruvido, arido, assetato di attesa. Volgo lo sguardo da un lato. 

Ho frequentato per un lungo periodo di tempo la contrada del Bruco, dove i miei nonni avevano la casa, che si trova proprio di fronte alla chiesetta e alla sede della contrada.

Viaggiare. Una parola praticamente sconosciuta nell’ormai passato 2020. E direi anche in questo 2021 che è appena cominciato.

Mi rivolgo ai contradaioli, quelli che hanno già provato questo senso di vuoto e a tutti gli altri che nei prossimi mesi vivranno le stesse delusioni, so di essere capito.

"Ci vediamo domani  mattina in classe" ci dicevamo tra colleghi il 4 marzo, ma la Scuola, così come la conoscevamo, verrà chiusa la stessa sera.

Ho visto una Siena surreale e irreale. Non addormentata, come intona qualche stornello di quelli che tanto rimpiangiamo e che non riecheggeranno nella prossima estate nelle notti delle Feste Titolari.

Cos’è il tempo? È davvero questa serie infinita di numeri che si rincorrono? 

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