Sino alla fine degli anni '70 erano quelli che godevano di onorabilità e rispettabilità, negli anni '80 si cominciò a guardarli con sospetto e un po' dall’alto in basso, negli anni 2000 la loro rilevanza sociale è piano piano scaduta, sono stati anche picchiati, non dimentichiamolo, ma adesso, improvvisamente, sono tornati ad essere la casta: stipendio fisso, senza lavorare, e tre mesi di ferie, i più noti luoghi comuni che incombono nei nostri giorni. In realtà in pochi provano a capire chi siano realmente gli insegnanti, in molti si preoccupano di criticarli, ma quasi nessuno si chiede come e con quale motivazione lavorino con il materiale umano più importante al mondo: i nostri ragazzi.

Nei giorni del covid-19 chi sono invece i docenti italiani?
Sono quelle figure umane che potranno essere abilmente sostituiti da tutorial on line? Niente di tutto ciò, speriamo!

Nei giorni della pandemia i docenti sono semplicemente un tutt’uno con gli alunni, si trovano ad affrontare in modo sincrono le stesse novità correlate da grandi difficoltà e preoccupazioni che hanno cambiato completamente l’apprendimento. La scuola non sarà mai un freddo contenuto di tematiche da apprendere, ma un percorso di raggiungimento di quelle competenze che renderà i nostri ragazzi dei liberi cittadini; ancor di più in questa emergenza è fondamentale mettere da parte la nozione culturale per dare spazio alle abilità e alle competenze metodologiche e didattiche che possono emergere in una didattica a distanza. Sì, la DAD, quella didattica che inizialmente ha spiazzato tutti, ma che nella scuola dove lavoro era già "pane quotidiano", dove l’e-learning era già familiare e dove l’uso dei pc era uso giornaliero, è vero, ma in classe, in aula, al massimo in laboratorio e mai, assolutamente mai, da soli e spaesati davanti a un monitor nella propria camera da letto. 

Che scuola è? Che didattica è quella senza il contatto, senza lo sguardo, senza il rapporto umano? È un’esperienza alienante ma, ahimè, non ci sono alternative, l’unica speranza che quando tutto sarà finito questa DAD venga definitivamente accantonata per tornare alla Scuola, quella delle relazioni, dello stare insieme, degli sguardi a volte terrorizzati a volte grati che per noi insegnanti significano tutto.

La scuola della socialità di cui tutti noi, adulti e studenti, abbiamo bisogno. Essere insegnante è chiudere la porta dell’aula e trovarsi davanti ad una trentina di faccine e di occhioni che ti trasmettono il senso della vita, quella vita che in questi giorni per molti di loro è diversa, difficile, nuova, un percorso delicato da affrontare, a volte di diseguaglianze sociali che devono essere delicatamente superate anche attraverso un monitor; è vero, non è facile, ma facciamo di tutto perché anche Jonathan che abita in campagna, lontano da tutti e che passa intere giornate da solo, abbia le stesse opportunità di crescita culturale dei compagni  più fortunati. Dovremo valutare i ragazzi alla fine dell’anno, ci baseremo sui progressi osservati fino a marzo ma anche, e soprattutto, valuteremo la loro forza d’animo, la volontà, l’energia che i nostri alunni italiani stanno dimostrando stupendoci tutti e dando a molti adulti un grande esempio, a me per prima che li adoro e mi mancano tanto.

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