Storia

Nei pressi di Cuna esisteva fin dal secolo XI la località chiamata Arbiola, la cui “corte” fu confermata nel 1081 tra i beni del Monastero di S. Eugenio (Costafabbri) niente di meno che con un Privilegio emanato da Enrico IV.

Tra la frutta naturalmente, si faceva un largo uso di quella secca che spesso era utilizzata anche per i dolci. La parte del leone la facevano certamente le mandorle che nei secoli precedenti erano chiamate anche “amande”, ma che nel Trecento avevano già assunto il nome moderno.

Sappiamo molto sugli usi e costumi della Siena del XIV secolo, ma spesso, per ciò che riguarda cibo e spezie ci affidiamo a studi contaminati da un retaggio molto più italico che focalizzato sulla nostra area e quindi non del tutto veritiero.

La Porta Laterina (anche del Laterino), era posta nella cinta muraria antica che va da Porta Fontebranda a Porta San Marco ed ha una storia particolare, legata alle chiese, ai monasteri, alla toponomastica ed alle battaglie che presso di essa vi furono.

La storia di Sovignano, oggi in gran parte identificabile con quella dell’omonima Tenuta nel Comune di Monteroni d’Arbia, ha radici antichissime e non può prescindere da quella che fu, almeno dal XIII secolo, la sua chiesa parrocchiale: Santo Stefano.

Se c’è una città che rappresenta al meglio il perfetto equilibrio tra sacro e profano questa è Siena e lo fa da secoli e secoli.

Molto si è scritto sugli ebrei senesi a partire dai tragici avvenimenti del “Viva Maria” (giugno 1799), che portarono al saccheggio del Ghetto e all’uccisione di diciotto persone.

 

Nei pressi di Costalpino era, fin dal lontano 1276, un ospizio per pellegrini e viandanti che fu lasciato in eredità (nel 1292) da tale Enrico Giliotti Incontri ai frati cistercensi di San Galgano, con l’obbligo di costruirvi un oratorio adiacente e che il medesimo fosse officiato.

Domenico di Bartolo di Ghezzo nacque ad Asciano (SI) nei primi anni del XV Secolo, probabilmente tra il 1400 ed il 1404, ma la sua esatta data di nascita è tuttora sconosciuta in quanto i libri contenenti gli atti di nascita della sua chiesa battesimale (Sant’Agata), sono scomparsi.

Il Santa Maria della Scala doveva gestire tutto ciò che possedeva fuori le mura e che ormai aveva già in parte raggruppato e organizzato in tante grandi fattorie chiamate grance.

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