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La storia di Sovignano, oggi in gran parte identificabile con quella dell’omonima Tenuta nel Comune di Monteroni d’Arbia, ha radici antichissime e non può prescindere da quella che fu, almeno dal XIII secolo, la sua chiesa parrocchiale: Santo Stefano.

La chiesa di Santo Stefano a Sovignano compare per la prima volta nei documenti nel biennio 1276-1277, al tempo in cui dipendeva dalla Pieve di San Fortunato di Murlo, con l’appellativo di “Ecclesia de S. Stephani de Suvignano”. Si tratta del resoconto delle Decime che doveva al Vescovo, in quanto facente parte della Diocesi di Siena. Ricompare poi, sempre alle dipendenze della Pieve di Murlo nel Libro delle Decime del biennio 1302-1303, stavolta come “Ecclesia de Suvignano” e ancora nel 1317.

Nel 1331 abbiamo la prima notizia di un parroco officiante la nostra chiesa. Si tratta di tale Misser Andrea di Nuccio.

Ancora nel 1409 la nostra chiesa è presente come dipendente della Pieve di Murlo, con il titolo di “Ecclesia sancti Stephani de Sovignano”, nell’elenco redatto dalla curia arcivescovile e con essa la piccola chiesa di Santa Lucia a Pompeggiano.

La località di Pompeggiano corrisponde all’odierna Ville Petroni ed è qui che ancora oggi si trovano i pochi resti della chiesetta in questione. L’idea che la chiesa di Sovignano si chiamasse anticamente Santa Lucia, come scritto in più parti (compreso il famoso dizionario Repetti) è completamente errata e deriva dal fatto che nel 1609 la chiesetta di Santa Lucia (detta anche S. Lucia in Villa) fu accorpata alla nostra che da allora prese il nome di Chiesa di S. Stefano e S. Lucia annessa.

La carenza di parroci e l’alto numero di chiese, senza considerare le varie pestilenze e le guerre, non ultima quella del 1553-1555, avevano reso necessario una razionalizzazione delle parrocchie. Con Decreto del Vescovo di Siena Francesco Bandini, nel 1569 (11 ottobre) ben tre chiese della nostra area erano state aggregate alla vicina parrocchia di Montepertuso ed esattamente la nostra chiesa di Sovignano, quella di S. Lazzarello e quella di S. Lucia in Villa di Pompeggiano. Poi la parrocchia di Sovignano, come abbiamo detto, venne ricostituita nel 1609.

Dal 1676, morto l’ultimo sacerdote Giacomo Benvenuti, la parrocchia tornò nelle mani della Curia Arcivescovile che per alcuni anni non riuscì a trovare un parroco disposto a prenderne possesso. Uno dei motivi per cui la chiesa di Sovignano non riusciva ad attirare preti, era senz’altro la mancanza di un quartiere per il parroco che doveva andare a ricoverarsi in appartamenti distanti dall’edificio di culto.

Per lungo tempo l’edificio rimase in stato di semiabbandono ed anche i lavori per la casa del curato rimasero inconclusi fino a che attorno al 1710-1713 iniziarono i lavori di rifacimento grazie all’interessamento di Francesco Piccolomini prima e di suo figlio Muzio poi, che in Sovignano avevano molte proprietà.

Sull’altare centrale della medesima, sia nella colonna di destra che in quella di sinistra ancora campeggiano rari stemmi dei coniugi Piccolomini-Griffoli.

Pur essendo la chiesa di S. Stefano di “Libera Collazione” è indubbio che i Piccolomini ebbero un peso notevole sulle sue vicende, tale da definirlo quasi un patronato.

Così, anche la discendenza di Francesco Piccolomini si prodigò con altrettanto zelo nell’aiutare il sacro edificio.

Scrive il Merlotti che: “Il nobile sig. Comandante Muzio (Piccolomini)…. donò in pari tempo a questa stessa parrocchia un Quadro di tela esprimente la Lapidazione di S. Stefano, lavoro pregevole condotto da Antonio di Ariodante Bonfigli, artista senese nell’anno 1740, che il parroco Gian Paolo Ercolani, dopo che fu collocato sull’altare di questa chiesa ne curò la solenne benedizione eseguita nel giorno 15 aprile 1745 da Monsignor Alessandro Zondadari arcivescovo di Siena”.

Da un inventario del parroco della chiesa di S. Stefano e Santa Lucia annessa, tal Franco Ceccarelli, anno 1786 emerge che questo quadro era ancora su di “un altare a colonnette con cornice dorata e nei pilastri di due colonne vi è l’Arme di casa Piccolomini”.

 

Stemma Piccolomini-Griffoli

 

Sempre in quegli anni di fervore parrocchiale e precisamente nel 1729 nacque in questa nostra chiesa una compagnia laicale, come era uso anche in quasi tutte le parrocchie della zona e venne intitolata “Congregazione S.S.mo Sacramento”. Di essa ci rimane ancora gran parte della Documentazione ed esattamente tutti i Capitoli dalla sua fondazione (1729) fino all’anno 1785.

Nel 1782, come prova l’iscrizione sulla stessa, fu commissionata una nuova campana in bronzo. Il manufatto, del quale alleghiamo anche la foto, presenta nella parte alta una iscrizione circolare su due livelli:

La campana della chiesa di S. Stefano (anno 1782)

 

Nel primo è impresso l’augurio che il Signore ci salvi dai fulmini e dalle tempeste, nel secondo viene riportata la data della fusione (1782). La campana, da poco recuperata nei locali di rimessaggio dell’azienda, è oggi visibile in bella vista nel giardino della Villa vicino alla chiesa in attesa di essere pulita e messa in mostra in altro luogo.

Successivamente fu Bartolommeo Mignanelli ad accollarsi parte delle spese per il restauro dell’edificio di culto di Sovignano negli anni che andavano dal 1854 al 1871, grazie anche alla grande tenacia del Reverendo signor Giuseppe Parenti di Siena che a più riprese riuscì a far risistemare sia la chiesa che l’annesso edificio del parroco.

Nel 1871 riadattò a nuovo la facciata che stava perdendo pezzi usufruendo anche delle sovvenzioni ottenute dal Comune di Monteroni e dal materiale donato dal Nobile signore Bartolommeo Mignanelli. I lavori terminarono nel settembre dello stesso anno quando ci fu la relativa inaugurazione.

Nel 1949, con decreto del Presidente della Repubblica del 14 giugno (nr. 361) di quell’anno venne ufficializzata la riunione tra la parrocchia di S. Stefano protomartire di Sovignano e quella di S. Albano di Quinciano. Il tutto accogliendo, agli effetti civili, il precedente decreto dell’arcivescovo di Siena datato 25 settembre 1948.

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