Nel precedente articolo abbiamo spiegato quali fossero state le cause principali che dagli anni Quaranta del XIV secolo al 1382 (data dei provvedimenti straordinari) avevano portato il governo senese ad una situazione finanziaria complicata: compagnie di ventura, carestie, peste.

Fino a questa data la Repubblica aveva tentato invano di porre rimedio eleggendo molte Balie o Commissioni affinché migliorassero le entrate pubbliche e diminuissero le spese di Stato divenute eccessive.

Finalmente il 24 settembre 1382 “E savi huomini, nomero XXIII uficiali del comune di Siena, sopra crescer l’entrate e menimar le spese del comune di Siena con piena balìa conceduta da’ Consilli opportuni” approvavano una serie di misure restrittive riunendosi “ne la sala grande del comune di Siena dove i consigli generali si raunano per lo Comune di Siena”.

Tra i tagli che saltano più agli occhi ci sono quelli relativi alle spese militari. La prima delibera infatti stabiliva che la potenza d’arme del Comune di Siena andava ridotta a 150 lance. Secondo quanto espresso la città aveva “troppo grande nomero di soldati”.

Per quanto riguarda i castelli e le fortezze sparse per il territorio senese fu decisa una razionalizzazione dei corpi di guardia. Era allora in uso che i cittadini messi a custodia dei “cassari” fossero estratti a sorte con una procedura detta “di imbossolamento”, ma questo non valeva sempre. Per i castelli ritenuti di maggiore importanza questo sistema non esisteva e venivano ceduti a coloro che davano maggiori garanzie e che avevano i mezzi propri per renderli più sicuri, previa domanda scritta al Consiglio Generale. La nuova decisione presa tendeva adesso a dare i castelli più importanti a cittadini estratti a sorte, mentre quelli meno importanti alle stesse comunità che vi risiedevano: “che per la guardia de’ cassari di Massa, di Montalcino, di Casole, di Santa Fiore si facciano bossoli e imbossolationi. E otto cassari si concedano a guardare a le comunanze con salari convenevoli”. Tra i fortilizi che adesso dovevano essere dati a guardia agli stessi abitanti del luogo c’erano: “il cassaro di Montelatrone et di Montecchiello, il cassaro de la Pietra de la Roccalbigia, il cassaro di Montalcinello, il cassaro di Monteritondo, il cassaro di Paganico, il cassaro di Monte Reggione, il cassaro di Acquapendente”. Sempre nell’ottica del risparmio si decise anche l’abbattimento del cassero di Marsigliano (ch’el cassaro di marsigliano si guasti) e la riduzione a due soli fanti per far la guardia al cassaro di Celle (Celle sul Rigo): “ch’el castellano di Celle non abbia se non due fanti: e abbia il castellano al più sei fiorini il mese et libre nove per ciaschuno d’essi due fanti e per ciaschuno mese, de’ quali si ritenga l’usata Kabella”.

Per i casseri di maggior importanza vennero deliberate anche altre norme specifiche come ad esempio per Montalcino dove fu deciso che i castellani non potessero avere più di venti fanti (ne avevano 24). Altre norme simili vennero prese per i casseri di Casole, Massa Marittima, Montemassi, Sassoforte, Seggiano, Montorgiali, Grosseto, Magliano, Arcidosso, Cotone, Giuncarico, Montorio, Cana, Cinigiano, Gargonza, Palazzuolo. Fu poi stabilito di diminuire il numero dei Viarii, cioè coloro che si occupavano di strade e ponti: “che per lo tempo a venire sia uno Viario nel Contado e Masse dove soleano esser tre”.

Un provvedimento in particolare andò a colpire coloro che, pur lavorando come esattori per il comune di Siena, trattenevano illecitamente denari o prodotti per sé, senza riversare all’ente. Da ora in poi, se colti in fallo, venivano multati cinque libre per ciascuna volta e “sicchome barattieri siano mitriati”, cioè esposti per un giorno al pubblico ludibrio nella Piazza del Campo, con la mitra in testa. In pratica la stessa condanna inflitta ai comuni delinquenti e ai barattieri. 

Per colpire invece i debitori che volutamente ritardavano di pagare al comune di Siena, ma nello stesso tempo avevano denari investiti nel Monte del Sale e ne riscuotevano le provvigioni, fu deciso che tutti gli ufficiali del Comune (provveditori, esecutori di gabella, regolatori, camerlengo di biccherna e di gabella e i bargelli) potessero controllare i registri scritti del Monte del Sale. Una volta individuati i ritardatari, gli ufficiali del Sale dovevano togliere dai guadagni dei trasgressori “per ogni denaio d’essi debiti quattro denari che tali debitori debbono avere”. 

Furono anche riveduti al ribasso gli stipendi dei funzionari comunali come il camarlingo e gli scrittori che avrebbero avuto da ora in poi al massimo trenta fiorini a semestre, ma anche quelli dei provveditori, esecutori, regolatori, doganieri e savi dei Pupilli. Naturalmente il risanamento prevedeva nuove norme in tutti i campi e nella prossima puntata ve ne faremo altri importanti esempi.

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