Lungo la vecchia strada volterrana, che per Montefalconi raggiungeva San Gimignano e poi Volterra, sorgeva anticamente una sede dei Cavalieri di S. Giovanni di Gerusalemme, tra le più antiche del priorato di Pisa. Fu utilizzata nel 1173, per un grande Capitolo (assemblea) dell'Ordine. Notevole era la sua grandezza e la sua capacità ricettiva ed era stata costruita su ciò che ancora rimaneva di due torrioni da guardia esistenti ancor prima (almeno dal 1036) dell’istituzione di quest’ordine monastico cavalleresco. Costituita da un’ampia chiesa, un grande ospizio per i pellegrini (forse lo Spedale degli Innocenti) adiacente ad essa e da altri servizi complementari era cinta da spesse mura ed aveva un’unica porta d'accesso fra le due alte torri in laterizio (di cui una sopravvive ancor oggi e dalle quali probabilmente prese il nome).

  

Qui a Torri fu stipulato quell’importantissimo contratto con il quale i Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme acquistarono dai canonici del Duomo la chiesa di San Leonardo di Siena, che costituì la base per una delle più grandi precettorie gerosolomitane della Toscana.

Nel 1225 il complesso fu visitato dal podestà di San Gimignano ed in quella occasione constatiamo che esisteva ancora l’ospitalem de Turri, ma che una parte della magione era passata sotto la famiglia dei Lamberti.

Nel 1323 tutto il fortilizio fu concesso in enfiteusi perpetua ad Albizzo de fu Giovanni Rinucci, cittadino fiorentino, e a suo fratello Filippo Rinucci, che erano stati i maggiori offerenti.

Questa cessione fu firmata da Giovanni di Riparia, priore di Pisa dell’Ordine di S. Giovanni, assistito, secondo le prescrizioni di una bolla papale, da due confratelli e dal rappresentante del Vescovo di Volterra, sotto la cui giurisdizione si trovava Torri.

Nel 1480 ancora rimaneva qualcosa ai gerosolomitani perché fu fatta la donazione di metà di tre poderi, di cui uno chiamato Torri ed uno Menzano al precettore di Poggibonsi, il gerosolomitano Antonio di Domenico da parte del priore pisano Francesco della Rovere.

Successivamente sappiamo che le due precettorie di Poggibonsi, Torri e S. Giovanni al Ponte (oggi detta la Magione, sul torrente staggia) furono riunite in un’unica entità.

Una vecchia descrizione di questo luogo ci giunge ad inizio Novecento dall’erudito Paolo Guicciardini che ci racconta come era in quel tempo la magione di Torri:

La chiesa si estendeva lungo il lato nord e lo occupava per tutta la sua lunghezza con l’ingresso esterno a ponente. Di una finestra circolare, oggi chiusa, si vede traccia sopra la porta. Sotto di essa, affrescata si scorge ancora abbastanza bene la bianca croce ad otto punte dei cavalieri gerosolomitani, su fondo circolare rosso, limitato da fascia verde. All’interno della chiesa, divisa e tramezzata in vari ambienti, si possono ancora ammirare le robuste travature ornate da mensoloni bellamente scolpiti alla brava. Questo importante fabbricato deturpato da appoggi e soprastrutture oggi accoglie tra le sue mura capaci alcune tinaie e con le loro stalle, annessi e connessi, le due case coloniche dei poderi che rispondono al nome di Cappella e Torri.

Oggi, dopo il restauro dell'antica chiesa romanica, è rimasta la parte superiore della facciata con il piccolo rosone murato, parte della lunetta e il bellissimo portale in pietra serena che doveva rappresentare un accesso secondario al complesso assistenziale.

La Magione è considerata oggi per legge un “bene storico e artistico inalienabile”.

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