Chiusi, di origini etrusche, poi romane, fu da sempre al centro della viabilità antica ed anche una delle prime comunità cristiane della Toscana. A partire dalle catacombe di Santa Mustiola (III secolo) il suo primato cristiano fu attestato anche con la nascita della sua Diocesi, una delle prime della Tuscia e che già nei primi anni del Trecento aveva un suo Vescovo: Lucius Petronius Dexter.

Fu proprio uno di questi antichi vescovi, Florentinus che fece costruire nel VI secolo un edificio basilicale dedicato al martire Secondiano che fu poi inglobato nell’attuale Duomo. Quella che però si credeva un’antichissima chiesa del Sesto secolo era probabilmente una riedificazione di qualcosa di ancora più antico poiché sotto il presbiterio sono stati portati alla luce alcuni resti ancora più antichi che fanno pensare ad un edificio di culto molto precedente.

Se le numerose trasformazioni architettoniche dei secoli passati (una delle più imponenti risale al XII secolo) ne hanno in parte compromesso la lettura storica, si deve ai restauri più moderni, come quello del Vescovo Pannilini (1775-1822) e quello diretto da Giuseppe Partini intorno al 1890 la buona conservazione dell’edificio.

La particolarità della Concattedrale di Chiusi però, al di là del miscuglio di stili che vi si possono trovare, sta proprio nelle stratificazioni artistiche e decorative che ne fanno un collage unico e raro. Si tratta dell’unione di caratteri paleocristiani e romani con motivi bizantino-ravennati. 

Gli scavi fatti negli anni Settanta del secolo scorso infatti portarono alla luce una basilica a tre navate molto più antica, con pilastri a forma quadrangolare e con il pavimento coperto da preziosi mosaici risalenti probabilmente al IV secolo. 

Curiosamente il suo campanile è isolato rispetto alla struttura, tanto che nel 1585 fu riadattato a torre difensiva. Diversi metri sotto di essa uno scavo portò alla luce un’antica piscina romana (I secolo a.C.).  

Entrando in chiesa possiamo constatare una sequenza iconografica che raffigura quasi perfettamente la serie dei santi e dei martiri presenti nelle catacombe di Chiusi, molti dei quali legati al culto di Santa Mustiola.

Proprio vicino alla porta di ingresso non sfuggono agli occhi attenti due epigrafi che risalgono agli anni 741-750 e che furono commissionate dall’allora vescovo Sinebuto. 

A destra un’edicola sorretta da due colonne appartenute alla distrutta chiesa di Santa Mustiola e già parte di quel ciborio voluto intorno al 728 dal duca Gregorio.

Nella navata sinistra invece spicca un’urna in pietra che contiene i resti di Santa Mustiola. Questo corpo fu riesumato dal suo originale sepolcro (V secolo) e messo lì solo nel 1474.

Nella stessa navata è adagiato un sarcofago di origine romana senza copertura e con inciso il monogramma cristologico A e O. Non è facile datarlo anche se esemplari molto simili a questo sono stati fatti risalire al III secolo dopo Cristo.

Nel presbiterio si trova un coro di legno del XVII secolo, mentre nella navata sinistra la Cappella del Santissimo Sacramento. Quest’ultima benché costruita solo nel 1801, conserva al suo interno una bellissima pala del Fungai (inizio XV secolo) rappresentante l’Adorazione del bambinello tra S. Secondiano e S. Girolamo.

Sulla contro facciata, ai lati del portale principale, sono murate due iscrizioni del periodo longobardo (circa VIII secolo) provenienti anch’esse dalla primordiale Basilica di Santa Mustiola. Queste due tavole rappresentano un importante pagina della storia di Chiusi e raccontano come nel 729 d.C. il duca di questa città fosse Gregorio, nipote di Liutprando e sposato con Austreconda. Fu lui a farsi carico di uno degli ennesimi restauri dell’edificio.

Una cattedrale dunque ricca di storia e curiosità, assolutamente da visitare.

 

 

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