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Oggi il mondo del basket senese e non solo si sarà fermato un attimo per ricordare un grande personaggio di questo sport, Giorgio Brenci che nella notte tra domenica e lunedì ci ha lasciati. Giorgio era da sempre uomo di sport, con un forte legame con la Mens Sana dove arriva, dopo Ezio Cardaioli, alla guida della prima squadra nel 1977/78 conducendola in serie A1. Continua insieme a Tonino Zorzi nel 1979 per poi divenire nuovamente primo allenatore nel 1981 e nel 1988, quando, sempre subentrando al Professor Cardaioli in serie B, non centra per poco la promozione in A2 grazie a un’importante striscia di vittorie consecutive.

Lasciato il basket a livello professionistico resta nella sua casa sportiva, la Mens Sana, come allenatore di tanti bambini fino a che non ha deciso di smettere con questa forte passione.

Giorgio era una persona che poteva sembrare schiva, ma di fatto non lo era, anzi. Sempre pronto alla battuta con la sua sottile ironia e la sua particolare e unica risata.

“Priscillo” era il soprannome di Giorgio, datogli al tempo dei tempi dai suoi amici di Contrada, la Selva, dove ha ricoperto vari ruoli fino a essere membro del Collegio dei Maggiorenti.

Ho molti ricordi legati a Giorgio, tra noi c’era un feeling particolare che ci portava a parlare di tutto, dallo sport, alla politica fino alle cose banali e quotidiane.

Il 17 agosto del 2015 in un caldo pomeriggio mi incamminavo da via dei Pellegrini, assorto tra mille pensieri, verso l’Entrone perché la nostra Contrada correva il Palio (rimandato appunto al 17) e sarebbe entrata in Piazza da lì a poco la Comparsa.

Mi ferma.

Con la sua solita faccia, tra il serio e l’ironico, mi dice “Luca questo Palio potrebbe essere come un tiro libero, o meglio, diciamo un tiro da tre punti senza il difensore…”. Rispondo, dicendo “Giorgino è difficile, ma sono molto fiducioso. Speriamo di centrarlo questo benedetto canestro!”. Ci abbracciamo e mi dirigo verso il Casato.

Quel Palio lo vinse la Selva e io ho avuto l’onore di esserne il Capitano e nel tempo a seguire più volte ho avuto modo di ricordare insieme a Brenci di quel saluto.

Ecco la sua straordinarietà: ogni volta legava quel Palio a una partita di basket diversa, con nuovi protagonisti e nuovi attori. Insomma tutte le volte era un film differente che terminava con una bella e sana risata. Inoltre era prodigo a consigliarmi, e soprattutto da ottimo coach qual era, riusciva con le giuste parole a caricarmi e darmi ulteriori motivazioni ed energia, quella positiva però.

Quando arrivava da Piazzetta della Selva o da Vallepiatta, rigorosamente con la camicia fuori dai pantaloni e i primi tre bottoni sganciati, per me era una festa perché parlando con lui imparavo sempre qualcosa. Vuoi per la sua preziosa esperienza come allenatore, quindi abituato a spronare, vuoi per l’amore per Siena e le sue tradizioni era sempre un vero piacere. Se qualcuno mi chiede di Giorgio, il Brenci, la prima immagine che mi viene alla mente è sempre dell’agosto 2015 quando il nostro correttore Acampa urlò al cielo “Polonsky, vai e torna vincitore!” e il mio sguardo andò in automatico, e forse non casualmente, proprio su Giorgio che mi fece un occhiolino e con il pugno chiuso mi “disse” … forza. E forza fu.

Questa volta, caro Giorgino non ce l’hai fatta a mettere il canestro della vita, il destino ha voluto che la palla rimbalzasse nel ferro per poi uscire dal campo. Per me, per la nostra Contrada,però, sarai sempre in campo in ogni momento, con il tuo modo semplice e genuino di rapportarti.

Mancherai alla tua famiglia, al mondo del basket, agli amici, alla Selva e chissà a quante altre persone.

Insomma, mancherai e ti ringrazio di tutto. Di cuore.

Fai buon viaggio. Lo meriti. Davvero.

 

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