Signori carissimi, ci siamo. Again. Altro giro altra corsa, ma stavolta è significativamente più bigia.

A luglio eravamo almeno occupati nella costruzione di un patetico ricordo da offrire (ancora e ancora e ancora) ai nostri nipoti: “Quel due di luglio del ‘Venti io ero in Piazza (sospiro), al Liberamente, alla mossa e passarono le chiarine in borghese (NdR. e infradito)… tu sapessi i brividi”, oppure “io ero nell’Entrone, sentissi che silenzio, e appena fuori qualcuno aveva messo una striscia di tufo con tutti i barberi, c’era scritto ‘E Siena trionfa immortale’” (NdR. avanguardia pura).
Lo so che l’avete fatto anche voi, vecchi volponi, non tentate di negare!

Ora il ricordo con cui ammorbare la Generazione Zeta e i loro motorini volanti è perfettamente costruito e si vorrebbe andare avanti veloce, ma non si può.

I prodromi per queste 96 ore di giramento di eliche ci sono tutti: il Siena è ri-fallito; il profilo dell’urbe è guastato da un’antenna che però, forse-forse, ci permetterà di prendere Tele Capri; i casi di Covid sono in aumento e alle soglie del Non-Palio se ne è andato il Professor Colonna, una delle ultime tessere che componevano il profilo dell’urbe-vera (peggio dell’essere retorici c’è solo la retorica quando si dimostra reale). Chissà, forse una gitana – anni fa – gli ha predetto l’arrivo della sua ora “a un giorno dal Palio nell’anno in cui non ci sarebbe stato il Palio” e lui le ha dato del Troiaio Totale.

Tocca trovare una maniera per resistere.

Le strategie plausibili sono tre:

1) resto al mare – per Dio –  prima di ripassare altre Novantasei ore a casa, appiccicato a Canale Tre, a guardare il Masoni che intervista quei musi di cantero dei fantini o qualche senese famoso nel mondo per aver piantato un’aiola mi unisco ai Diane (Pronounced puzzadipescefradicio) e nel mentre posto tutti i ricordi di Facebook da vent’anni a questa parte;
2) resto a Siena e faccio l’inconsolabile prefica: “a quest’ora ci sarebbe stata la prova, a quest’ora avrei mangiato un tramezzino con l’ovo che avrei poi forse digerito il 14 …”;
3) la più trasgressiva, la più provocatoria, la più mainstream: faccio l’orribile Ferragosto.

In questo caso l’unica è aprire Wikipedia e cercare i tratti salienti per provare a riprodurlo, l’orribile Ferragosto.

Il rischio di sentirsi come Jack Skeleton, il Re delle Zucche, che visita il paese del Natale con tutti quei visini sereni, i regali, i buoni sentimenti e sentirsi stomacati è notevole: siamo esseri ombrosi, fatti della stessa sostanza di cui è fatto il lezzo. Tuttavia facciamo un tentativo.

Sotto la voce “tradizioni” ci sono riportate le parole chiave “balneazione”, “picnic”, “grigliate”, “falò”, “famiglia”.

Mentre la balneazione se la possono permettere sono quelli che hanno scelto l’opzione 1 e dunque si trovano a CastiglionE (con la E, con la E…va bene!) o a Follonica, con le grigliate siamo un’ pezzo avanti, basta tirare fuori i bracieri delle varie Fiere, Mangia e Bevi e Sagre del Braciere. Sulla famiglia si può fare un gioco di interpretazione e allargarla alla famiglia contradaiola come la intendiamo noi, non tanto perché siamo già stati rinchiusi insieme ai nostri familiari tre mesi e dunque ci siamo già sciroppati la reciproca (e adorabile…) compagnia a sufficienza, quanto perché c’è tutta questa mandria di maturati che –piccininisanti se non andavano a Corfù quest’estate morivano – che tornano appestati e c’è qualche vecchio che ha fatto la Resistenza che a morì perché il nipote doveva andare a franellare in Grecia nell’anno più pandemico di sempre non ci sta. Dategli torto. Il picnic niente, la sola parola “picnic” alza i trigliceridi oltre le soglie del consentito, bello invece il falò, ognuno ci può tirare quello che vuole.

Si potrebbe sentire il Mayor e organizzare in Piazza un falò generale nel quale andare a turni per disfarsi di tutto quello che non vogliamo più, magari bruciarci direttamente il Ferragosto, oppure il 2020.

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