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Ansano é colui che, secondo la tradizione, avrebbe convertito al cristianesimo la comunità senese all’inizio del IV secolo. La sua vita ci è nota grazie a due "Passioni", una probabilmente altomedievale ed una composta tra XII e XIII secolo. Nato a Roma forse intorno al 284, "Ansanus", antroponimo che tradisce una probabile discendenza dalla nobile stirpe degli Anicii (o Anicia), all'insaputa del padre Tranquillino, senatore e sodale dell'imperatore Diocleziano, fu avviato alla religione cristiana dalla madrina Massima e battezzato a 12 anni. Nel 303, però, la persecuzione dioclezianea diventò feroce e il giovinetto fu costretto a scappare; giunto a Bagnorea (l'odierna Bagnoregio in provincia di Viterbo), ebbe una visione che lo convinse ad arrivare a Siena (allora la colonia romana di “Sena Iulia”), dove cominciò a predicare e fare miracoli. Molti senesi vennero convertiti da Ansano, tanto che da Roma fu inviato il proconsole Lisia allo scopo di fargli adorare le statue di Ercole, Giove e Saturno, per riportarlo al paganesimo, ma ottenne un fermo rifiuto. Il giovane fu allora arrestato e rinchiuso nella torre della Rocchetta, a fianco dell'odierno oratorio dedicato al santo in Via San Quirico, e condannato al supplizio “dell'olio” bollente (che olio come lo intendiamo oggi certo non era, con quanto costava, ma pece o un misto di cera, piombo, pece o altro: insomma roba che “scaldata” bene bene non faceva!). La prova, però, fu superata: il fuoco si spense e Ansano uscì illeso. Riportato in carcere il giovane continuò a predicare dalla finestrella della sua prigione, conquistando un numero sempre crescente di fedeli. All'alba del 1° dicembre 303, Ansano fu portato di nascosto a Dofana per essere decapitato. E il luogo prescelto, non dovette essere casuale dato che Dofana si trova sulle rive del fiume Arbia a sud di Siena, già nella diocesi di Arezzo, dunque fuori dalla città nella quale era tanto amato e dalla giurisdizione cattolica di essa.

Duomo di Siena, altare di Sant'Ansano. Francesco Vanni, Sant'Ansano battezza i Senesi. Nel reliquiario posto sull'altare il braccio del Santo stesso.

 

Molti dubbi sono stati avanzati nel corso del tempo sulla veridicità dei fatti appena narrati e taluni mettono addirittura in dubbio la sua esistenza. Di fatto la corrente secondo la quale il martire sarebbe veramente esistito è nettamente maggioritaria, e i senesi gli dedicarono un culto fervido come meritava colui che aveva portato per primo il Verbo del Cristo in città. La conferma arriverebbe dalla comprovata vetustà della chiesa fondata nel luogo ove fu martirizzato: di un "oratorium" di sant'Ansano presso l'Arbia si parla, infatti, già nel 650, e si ritiene che la cappella con le spoglie del giovane risalga a poco dopo il suo martirio. A testimoniarne la precoce devozione c'è un ulteriore elemento: al cosiddetto “battezzatore dei senesi” era dedicata una chiesa anche in città, documentata addirittura nel corso del IX secolo, la quale era stata fatta costruire dai Conti di Siena; oratorio da non confondere con l'attuale, eretto solo nel 1441. Un culto così antico e devoto verso Ansano, in definitiva, non può che sottintendere la storicità della sua figura.

Esiste, però, anche il filone opposto, per il quale la vita di Ansano sarebbe soltanto il parto di qualche agiografo fantasioso: nessun documento attendibile ce ne parla e le passioni, almeno una, sono troppo lontane dagli anni in cui il giovane sarebbe vissuto per risultare credibili. Da notare, inoltre, che nel "Martirologio Geronimiano" Ansano non compare; trattandosi di un elenco di martiri elaborato nel V secolo, la sua assenza è certamente strana, anche se non pochi sono altri santi omessi in tale raccolta.

Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma, Sant'Ansano, Palazzo Pubblico.

 

A prescindere, comunque, dal dibattito sulla sua esistenza, ci piace pensare che Ansano, il nostro primo Patrono, sia effettivamente vissuto e passando per la "posterula" sia sceso nel fosso, superando l'atroce prova cui fu sottoposto, tra il giubilo dei senesi che ormai erano stati conquistati dalla sua predicazione.

 

Nella foto principale: Bartolmeo Neroni detto “il Riccio”, S. Ansano, 1569, Museo diocesano di Siena.

(tratto da “Stradario-Stranario. Curiosità e stranezze nei toponimi di Siena” di Roberto Cresti e Maura Martellucci, 1° edizione Siena 2004)

 

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