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"Compagna coraggiosa" dalla vita avventurosa e avvolta nel mistero.

Tutti la conosciamo come Baldovina Vestri (Baldovino in tedesco, significa: “compagno ardito” e mai soprannome fu più indovinato), anche se, in realtà, è registrata nella parrocchia di San Martino, come Argea Clotilde, figlia di Giovanni e Maria Tognazzi.

Nasce il 24 febbraio 1840 e trascorre la sua gioventù nella casa di famiglia, peraltro costruita dal padre (vi abitava anche un altro mazziniano: Crispino Cavallini) e ancora oggi conosciuta come palazzo Vestri (siamo in via di Salicotto ed è la famosa “casa senza scale”, visto che al loro posto c’è una rampa elicoidale ed è l’unico palazzo che non è stato toccato dal risanamento).

 

Giovanni Vestri è una “testa calda”: ferisce un poliziotto e viene messo in carcere a Volterra per dieci mesi. Qui impara a lavorare l’alabastro che insegna sia al suo affittuario che è nientemeno che Cesare Maccari, sia ai rinomati artisti che frequentano la sua bottega: Amos Cassioli, Antonio Ridolfi, Angelo Visconti.

Baldovina, appassionata contradaiola della Torre (il padre nel 1832 viene anche proposto come Capitano), cresce in mezzo a questo impeto e fervore anche culturale (il fratello Archimede è l’architetto ed è colui che realizza il progetto della loggia di Piazza dell'Indipendenza) che si porta dietro gli ideali patriottici, mazziniani e garibaldini della sua famiglia. A sedici anni incontra Giuseppe Garibaldi che viene a trovare la famiglia Vestri nel suo palazzo, accompagnato dalla figlia Teresita, nata in Uruguay, perla prima volta in Italia.

Nel palazzo, tra l’altro, è ancora conservato il cosiddetto “lavandino di Garibaldi”, nell’appartamento in cui fu ospitato. Le due giovani diventano subito amiche e lo restano per la vita partecipando insieme a molte battaglie combattute dal Generale. Dopo un matrimonio lampo con Giuseppe Ficai, di Monte San Savino, da cui nasce Maria che muore piccolissima, matrimonio conclusosi con l’annullamento nel 1861 (proprio l’anno dell’Unità d’Italia), non sorprende trovarla nelle fila garibaldine soprattutto a fianco dei fratelli maggiori Archimede e Ademaro, come avviene nella battaglia di Mentana (1867), dove c’è anche Teresita.

Garibaldi, colpito dall’accorata richiesta dalla giovane senese di essere adibita alla cura dei feriti, operazione rischiosa e complicata, che tuttavia lei riesce a compiere con estremo coraggio, avvicinandosi alle fila nemiche per procurarsi l’acqua, raccogliere erbe medicamentose e trascinare via i caduti, le regala la camicia rossa che Baldovina non toglie mai più. Presente, poi, alla presa di Roma, i suoi ideali la portano fino a Londra per conoscere Mazzini e, negli anni seguenti, incontra molti altri patrioti del Risorgimento.

Torna a Siena negli anni Ottanta dell’Ottocento e si dedica all’assistenza dei sofferenti e dei poveri, per i quali raccoglie anche offerte con la gavetta in giro per la città. È attiva nei comitati di assistenza agli orfani e alle vedove di guerra, diviene una delle prime donne che si associano alla neonata Pubblica Assistenza, alla quale viene ammessa il 1° febbraio 1895 con la tessera n.6.

Durante la Prima Guerra Mondiale è ancora in prima fila e il giornale femminista “Il Risveglio” le dedica un articolo: “lavora instancabilmente la lana per gli indumenti da soldato - scrive - vigila sull’infanzia dei poveri, coadiuva l’opera della carità ufficiale cittadina, oppure va in giro […] questuando per l’opera di assistenza ai figli dei combattenti. E nessuno rifiuta di mettere l’obolo nella gamella da soldato legata dal tricolore, ch’ella tende silenziosamente”.

A quasi novanta anni Baldovina si converte, e il 29 luglio 1929 consegna al parroco di San Martino le sue ultime volontà: non vuole essere cremata, vuole “il trasporto religioso ed essere tumulata nel reparto Garibaldini” e la sua tomba deve essere “trasformata in monumento con sopra la S. Croce segno del Cristiano”. Il 5 dicembre 1931, a quasi 92 anni, muore all’ospizio dei cronici dove è ricoverata. Dei suoi funerali si fa carico l’Amministrazione Comunale e vi partecipa tutta Siena. Come aveva espressamente richiesto, la salma viene sepolta nel cosiddetto “Quadrilatero dei garibaldini”, al cimitero del Laterino, insieme alla camicia rossa che le aveva regalato il Generale, sua compagna per l’eternità. Tra l’altro sono conservate ancora nell’Archivio del Comune sei lettere autografe di Garibaldi indirizzate proprio “alla mia cara amica Baldovina Vestri”.

E quando andate nella sala del Risorgimento di Palazzo Pubblico, nell’affresco raffigurante l’Incontro di Teano, dipinto da Pietro Aldi, guardate la figura di donna, a sinistra, dietro un muretto. È Baldovina Vestri con il fratello Archimede e Luciano Raveggi.

Da ricordare che il Comune di Siena ha intitolato a Baldovina Vestri una strada e l’asilo di via Vivaldi.

(Le notizie storiche sono tratte dal libro “La Patria in strada. I toponimi di Siena dal Rinascimento al Medioevo” scritto con Roberto Cresti, Betti 2017. Per le notizie “inedite” e per le foto di Palazzo Vestri ringrazio Chiara Spargella, aiuto prezioso)

 

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