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Poco prima che “ci chiudessero”, no, non “rinchiudessero”, ma chiudessero tutto per il Covid-19, abbiamo trascorso una importante serata nella Contrada Sovrana dell’Istrice.
L’inizio è strano, me ne rendo conto, ma quella sera eravamo tutti insieme, senesi, amici, a ricordare una delle persone più signorili che questa nostra Siena abbia avuto. Era febbraio e veniva inaugurata la biblioteca della Contrada intitolata ad Alessandro Falassi.

Un riconoscimento fatto non per dovere ma col cuore perché tutti quelli che eravamo lì, istriciaioli o no, eravamo lì per una persona che si è sempre messa a disposizione non solo dell’Istrice (del quale è stato anche Priore), ma di Siena tutta.

Di Alessandro Falassi si è detto e scritto tanto, e a me fa quasi “effetto” doverlo raccontare in tremila battute perché ci vorrebbero tremila pagine e non basterebbero.

Per elencare i suoi studi di antropologo sulle feste e sul Palio, per elencare i suoi lavori, per descrivere ciò che dava a questa città, alle istituzioni, alle associazioni, quel bene che faceva in silenzio, mai sbandierando (a proposito di Palio) l’impegno profuso, il tempo impiegato. Per lui l’amicizia era un valore. La senesità era un valore. La disponibilità era un valore.

Ma quando si scrive un articolo si può parlare anche a qualcuno che Alessandro Falassi non ha avuto il piacere (la fortuna?) di conoscerlo (esisterà chi non l’ha almeno sentito nominare o letto qualche riga scritta da lui?).

Ed allora è giusto ricordare che una borsa di studio negli Stati Uniti, in California, gli cambia la vita, l’incontro con l'antropologia americana, gliela cambia, perché gli insegna un modo di “vedere” l’antropologia stessa (la sua passione) diverso da quello italiano. Studia a Berkeley ma “vive” molto anche “sul campo”, per vedere di persona quello che studia. Viaggi che diventano libri, libri che rimangono ancora oggi pilastri fondamentali degli argomenti che lo appassionano. In America nasce il sodalizio Alan Dundes, colui che aveva fatto diventare il folklore una materia di insegnamento. Con lui, Alessandro Falassi scrive "La terra in Piazza. An interpretation of the Palio of Siena". Siamo alla metà degli anni Settanta del secolo scorso e questo libro è ancora uno dei testi dai quali si deve necessariamente partire se si vuole conoscere nel profondo, nell’animo, il Palio. Le analisi fatte sul Palio, sulla Contrada e sui riti caratterizzano la sua produzione (“Folklore by the Fireside. Text and Contest if the Tuscan Veglia”, del 1980; "Time out of time. Essays on the festival" del 1987, passaggio nodale della riflessione folklorica sull'essenza antropologica della festa; "Les fêtes du soileil. Celebration of the mediterranean regions", del 2001, che si fregia della prefazione di José Saramago), ma Alessandro studia anche altro, penso al canto popolare, al cibo, ai proverbi.

(Barni, Monsignor Castellano, Falassi, Giannini)

 

Docente all'Università per Stranieri, Mangia d'Oro nel 1991, uomo insostituibile e profondo amante e conoscitore di Siena, delle sue tradizioni, della sua cultura e della sua storia e, in realtà, della storia, delle tradizioni e della cultura di molte comunità del mondo. Fino alle tribù più lontane, come quella che gli fece mangiare, una notte, in una cerimonia, scarafaggi schifosissimi. Anche se, quando lo raccontava, Alessandro stesso sghignazzava avendo sempre sospettato di essere stato “messo alla prova” dal capo tribù. Li mangiò quegli scarafaggi, perché la sua caratteristica era non tirarsi mai indietro. Né di fronte alle richieste, siano state assurde come questa oppure fatte dagli amici, né di fronte alle prove della vita.

 

Si ringrazia Chiara Taddei Falassi per le foto inedite.

 

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