La chiesa di San Fabiano: storia, arte, tradizione. Il passato che rinasce nel presente.

La chiesa di San Fabiano, che fa parte delle pertinenze dell’omonimo castello, si trova, come molti dei luoghi dei quali vi racconto, davvero “a quattro passi” da Siena.

Le sue origini sono antichissime e la chiesa, la cui abside conserva ancora una parte originale, è attestata per la prima volta in un documento dell’867, nel quale il Conte Winigi lega alla Badia di San Salvatore della Berardenga (detta di Fontebona) alcuni beni tra i quali la chiesetta in questione. Questa notizia viene riportata da Emanuele Repetti che nel suo “Dizionario Geografico Fisico e Storico della Toscana” (1835/1841) scrive: 867  d.c.  (Febbraio) - “S. Fabiano sull’Arbia. Villa ch’ebbe il nome da un’antica chiesa ora compresa nella parrocchia di S. Giusto e Donato di Monteroni d’Arbia. Questa villa, apparteneva nel secolo IX al conte Winigi autore dei dinasti più antichi del territorio senese, al fondatore della badia di S. Salvatore della Berardenga, alla quale con atto pubblico del Febbrajo 867 lasciò, fra gli altri beni e padronati, quelli della sua corte di S. Fabiano sopra il fiume Arbia: Donamusque et tradedimus ibidem curte et ecclesia nostra que hedificata est in honore Sancti Fabbiani super fluvio Arbia”.

La dedicazione a San Fabiano, ventesimo vescovo di Roma (gennaio 236 - 20 gennaio 250), papa della Chiesa cattolica, non è rara anche alle nostre latitudini (spesso associata al culto di San Sebastiano, ed infatti vi è conservata ancora oggi una reliquia indicata come una falange di San Sebastiano) e la sua storia straordinaria merita di essere ricordata brevemente: Eusebio (Historia Ecclesiastica, VI, 29) narra che i cristiani, riuniti a Roma per eleggere il nuovo vescovo, mentre prendevano in esame nomi di personaggi nobili ed illustri, videro una colomba posarsi sulla testa di Fabiano, un contadino che si trovava per caso in città. I religiosi lessero il fatto come un ripetersi della scena Evangelica della discesa dello Spirito Santo sul Salvatore dell'umanità, e così, divinamente ispirati, scelsero all'unanimità Fabiano.

  • San-Fabiano01
  • San-Fabiano02-Stemma_dei_Forteguerri_sul_portale_ingresso
  • San-Fabiano03-Abside_semicircolare_con_parti_originali_del_IX_secolo
  • San-Fabiano04
  • San-Fabiano05
  • San-Fabiano06
  • San-Fabiano07
  • San-Fabiano08
  • San-Fabiano09
  • San-Fabiano10-Reliquia_di_San_Sebastiano
  • San-Fabiano11-Madonna_col_Rosario_XVI_secolo

Tornando alla  “nostra” chiesa di San Fabiano e alla sua storia ricordiamo che all’inizio del XIV secolo era suffraganea della pieve di Lucignano ( nel 1302-1303  leggiamo, infatti, nel “Libro delle decime pontificie” che dalla Pieve di Lucignano d’ Arbia dipendono le quattro chiese di Monte Rone:  San Fabiano, San Donato, San Giusto e San Bartolomeo a Querciola) e, pur essendo una parrocchia autonoma per tutto il XV secolo (o forse proprio per questo non avendo sostentamenti) vive, nel corso del Quattrocento, un momento di grande difficoltà finanziaria. Nel 1501, infatti, troviamo attestato, tra le “Memorie Storiche delle Parrocchie Suburbane della Diocesi di Siena”di Don Giuseppe Merlotti, che “Le rendite della chiesa di San Fabiano scarseggiavano ed erano scese a 4 Ducati d’oro. In quest’ anno il suo rettore era tale Ser Michele di Giovanni da Siena, che contemporaneamente era anche il Rettore della chiesa di Armaiolo, allora nella Diocesi di Arezzo e dell’altra di Santa Eugenia presso Siena, ragion per cui non poco danno spirituale risentiva quella popolazione. Fu per questo che il Nobil Signor Niccolò del fu Nicodemo Forteguerri, anche a nome dei suoi fratelli, come patrono di questa chiesa,  indirizzò un’istanza al Cardinal Francesco Arcivescovo di Siena, colla quale dimostrò tali inconvenienti, e che dovesse dichiararsi come vacante di rettore per l’assenza di predetto sacerdote, che non vi prestava il minimo servizio spirituale. Ond’è che questa stessa chiesa con istrumento del 7 Giugno del predetto anno 1501, rogato nel palazzo arcivescovile da Ser Francesco di Giacomo notaro, fu riunita e incorporata con tutte le sue rendite alla chiesa dei SS. Donato e Giusto di Monteroni, essendone rettore di questa Ser Giovanni di Francesco; ma le rendite ad essa spettanti furono convertite in un semplice Benefizio sotto il predetto Titolo”. Così, all’inizio del Cinquecento, San Fabiano ormai “senza Cura”, cioè senza un parroco fisso che la offici, entra a far parte della parrocchia di Monteroni. Tuttavia il Cardinale Francesco Tarugi, visitando l’edificio religioso tra il 1602 e il 1603, annota: “La Chiesa di S. Fabbiano accanto al Palazzo dei Forteguerri beneficio semplice patronato di detta Fameglia. Si turi la finestrella sotto l’Altare. Si chiuda il cimiterio vicino a detta Chiesa. Il Rettore d’essa non manchi celebrare le due Messe il mese solite. Le reliquie che stanno in detta Chiesa con le loro iscrittioni, sebbene non v’è documento pubblico di esse, si procuri non di meno di ritenerle con maggiore honestà e decenza”.

Oggi la chiesa è ben conservata grazie ai proprietari, i conti Fiorentini e, soprattutto all’architetto Fiorentino Fiorentini e a Sua moglie che si occupano dell’intera proprietà del castello divenuta della loro famiglia a metà del secolo scorso.

La chiesa, suggestiva, oltre alla straordinaria abside semicircolare che conserva ancora le basi originali del IX secolo, è un edificio a navata unica, ed ha uno dei suoi punti architettonici di maggior pregio nell'antico parato esterno a mattoni, benchè gran parte del rifacimento risalga al ‘700. E’ corredata da un campanile a vela e sulla facciata conserva alcuni elementi decorativi di notevole interesse, come l'architrave del portale con lo stemma della famiglia dei Forteguerri, datato 1657. Del resto la famiglia Forteguerri sarà proprietaria del castello dal XVI secolo fino all’inizio del ‘900 (ormai Forteguerri Bichi Ruspoli).

L’interno sorprende per la sua semplicità ma anche perché, inaspettatamente, oltre alla reliquia di San Sebastiano, troviamo un olio su tavola di notevoli dimensioni, Cinquecentesco, di scuola piemontese, “La Madonna del Rosario”. Riguardo all’identità del pittore il suo nome “Bianchetus”, è usato in tutte le regioni delle Alpi del Sud e alcuni studi francesi parlano di un “Jaquet Blanchet”, originario della diocesi di Torino e attivo a Aix en Provence dal 1489, per cui, dal momento che la data stimata dell’opera è il 1511, potrebbe esserne l’autore.

Ma qui chiudo il racconto di questa piccola e suggestiva chiesa, che, come sempre accade, racchiude storie e tradizioni, leggende e racconti da raccontare e sicuramente, se vi abbiamo “stuzzicato” la curiosità di andare a cercarla i padroni di casa potranno narrare molto meglio e farvi percorrere un cammino lungo di storia grazie alla loro squisita ospitalità. Della quale li ringraziamo pubblicamente anche per preservare una parte così particolare dell’arte del nostro territorio. Gioielli, siamo circondati da gioielli che sono scrigni di tesori che è sempre un’emozione riuscire ad aprire.

 

 

La chiesa di San Fabiano: storia, arte, tradizione. Il passato che rinasce nel presente.

La chiesa di San Fabiano: storia, arte, tradizione. Il passato che rinasce nel presente.

La chiesa di San Fabiano, che fa parte delle pertinenze dell’omonimo castello, si trova, come molti dei luoghi dei quali vi racconto, davvero “a quattro passi” da Siena.

Le sue origini sono antichissime e la chiesa, la cui abside conserva ancora una parte originale, è attestata per la prima volta in un documento dell’867, nel quale il Conte Winigi lega alla Badia di San Salvatore della Berardenga (detta di Fontebona) alcuni beni tra i quali la chiesetta in questione. Questa notizia viene riportata da Emanuele Repetti che nel suo “Dizionario Geografico Fisico e Storico della Toscana” (1835/1841) scrive: 867  d.c.  (Febbraio) - “S. Fabiano sull’Arbia. Villa ch’ebbe il nome da un’antica chiesa ora compresa nella parrocchia di S. Giusto e Donato di Monteroni d’Arbia. Questa villa, apparteneva nel secolo IX al conte Winigi autore dei dinasti più antichi del territorio senese, al fondatore della badia di S. Salvatore della Berardenga, alla quale con atto pubblico del Febbrajo 867 lasciò, fra gli altri beni e padronati, quelli della sua corte di S. Fabiano sopra il fiume Arbia: Donamusque et tradedimus ibidem curte et ecclesia nostra que hedificata est in honore Sancti Fabbiani super fluvio Arbia”.

La dedicazione a San Fabiano, ventesimo vescovo di Roma (gennaio 236 - 20 gennaio 250), papa della Chiesa cattolica, non è rara anche alle nostre latitudini (spesso associata al culto di San Sebastiano, ed infatti vi è conservata ancora oggi una reliquia indicata come una falange di San Sebastiano) e la sua storia straordinaria merita di essere ricordata brevemente: Eusebio (Historia Ecclesiastica, VI, 29) narra che i cristiani, riuniti a Roma per eleggere il nuovo vescovo, mentre prendevano in esame nomi di personaggi nobili ed illustri, videro una colomba posarsi sulla testa di Fabiano, un contadino che si trovava per caso in città. I religiosi lessero il fatto come un ripetersi della scena Evangelica della discesa dello Spirito Santo sul Salvatore dell'umanità, e così, divinamente ispirati, scelsero all'unanimità Fabiano.

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  • San-Fabiano03-Abside_semicircolare_con_parti_originali_del_IX_secolo
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Tornando alla  “nostra” chiesa di San Fabiano e alla sua storia ricordiamo che all’inizio del XIV secolo era suffraganea della pieve di Lucignano ( nel 1302-1303  leggiamo, infatti, nel “Libro delle decime pontificie” che dalla Pieve di Lucignano d’ Arbia dipendono le quattro chiese di Monte Rone:  San Fabiano, San Donato, San Giusto e San Bartolomeo a Querciola) e, pur essendo una parrocchia autonoma per tutto il XV secolo (o forse proprio per questo non avendo sostentamenti) vive, nel corso del Quattrocento, un momento di grande difficoltà finanziaria. Nel 1501, infatti, troviamo attestato, tra le “Memorie Storiche delle Parrocchie Suburbane della Diocesi di Siena”di Don Giuseppe Merlotti, che “Le rendite della chiesa di San Fabiano scarseggiavano ed erano scese a 4 Ducati d’oro. In quest’ anno il suo rettore era tale Ser Michele di Giovanni da Siena, che contemporaneamente era anche il Rettore della chiesa di Armaiolo, allora nella Diocesi di Arezzo e dell’altra di Santa Eugenia presso Siena, ragion per cui non poco danno spirituale risentiva quella popolazione. Fu per questo che il Nobil Signor Niccolò del fu Nicodemo Forteguerri, anche a nome dei suoi fratelli, come patrono di questa chiesa,  indirizzò un’istanza al Cardinal Francesco Arcivescovo di Siena, colla quale dimostrò tali inconvenienti, e che dovesse dichiararsi come vacante di rettore per l’assenza di predetto sacerdote, che non vi prestava il minimo servizio spirituale. Ond’è che questa stessa chiesa con istrumento del 7 Giugno del predetto anno 1501, rogato nel palazzo arcivescovile da Ser Francesco di Giacomo notaro, fu riunita e incorporata con tutte le sue rendite alla chiesa dei SS. Donato e Giusto di Monteroni, essendone rettore di questa Ser Giovanni di Francesco; ma le rendite ad essa spettanti furono convertite in un semplice Benefizio sotto il predetto Titolo”. Così, all’inizio del Cinquecento, San Fabiano ormai “senza Cura”, cioè senza un parroco fisso che la offici, entra a far parte della parrocchia di Monteroni. Tuttavia il Cardinale Francesco Tarugi, visitando l’edificio religioso tra il 1602 e il 1603, annota: “La Chiesa di S. Fabbiano accanto al Palazzo dei Forteguerri beneficio semplice patronato di detta Fameglia. Si turi la finestrella sotto l’Altare. Si chiuda il cimiterio vicino a detta Chiesa. Il Rettore d’essa non manchi celebrare le due Messe il mese solite. Le reliquie che stanno in detta Chiesa con le loro iscrittioni, sebbene non v’è documento pubblico di esse, si procuri non di meno di ritenerle con maggiore honestà e decenza”.

Oggi la chiesa è ben conservata grazie ai proprietari, i conti Fiorentini e, soprattutto all’architetto Fiorentino Fiorentini e a Sua moglie che si occupano dell’intera proprietà del castello divenuta della loro famiglia a metà del secolo scorso.

La chiesa, suggestiva, oltre alla straordinaria abside semicircolare che conserva ancora le basi originali del IX secolo, è un edificio a navata unica, ed ha uno dei suoi punti architettonici di maggior pregio nell'antico parato esterno a mattoni, benchè gran parte del rifacimento risalga al ‘700. E’ corredata da un campanile a vela e sulla facciata conserva alcuni elementi decorativi di notevole interesse, come l'architrave del portale con lo stemma della famiglia dei Forteguerri, datato 1657. Del resto la famiglia Forteguerri sarà proprietaria del castello dal XVI secolo fino all’inizio del ‘900 (ormai Forteguerri Bichi Ruspoli).

L’interno sorprende per la sua semplicità ma anche perché, inaspettatamente, oltre alla reliquia di San Sebastiano, troviamo un olio su tavola di notevoli dimensioni, Cinquecentesco, di scuola piemontese, “La Madonna del Rosario”. Riguardo all’identità del pittore il suo nome “Bianchetus”, è usato in tutte le regioni delle Alpi del Sud e alcuni studi francesi parlano di un “Jaquet Blanchet”, originario della diocesi di Torino e attivo a Aix en Provence dal 1489, per cui, dal momento che la data stimata dell’opera è il 1511, potrebbe esserne l’autore.

Ma qui chiudo il racconto di questa piccola e suggestiva chiesa, che, come sempre accade, racchiude storie e tradizioni, leggende e racconti da raccontare e sicuramente, se vi abbiamo “stuzzicato” la curiosità di andare a cercarla i padroni di casa potranno narrare molto meglio e farvi percorrere un cammino lungo di storia grazie alla loro squisita ospitalità. Della quale li ringraziamo pubblicamente anche per preservare una parte così particolare dell’arte del nostro territorio. Gioielli, siamo circondati da gioielli che sono scrigni di tesori che è sempre un’emozione riuscire ad aprire.

 

 

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