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Presento due tavolette dipinte legate alla guerra di Siena:  l’ultima del periodo della Repubblica, commissionata dalla Gabella nel 1555, al tempo del duro assedio poco prima della capitolazione della città, e l’altra  fra le prime del nuovo corso mediceo, commissionata  dalla Biccherna nel 1559, subito dopo la caduta della Repubblica di Siena ritirata in Montalcino, per celebrare la pace di Cateau-Cambrésis che pose fine  alla guerra che aveva dilaniato la Toscana nel decennio precedente.  

Nella tavoletta del 1555 Giorgio di Giovanni ha raffigurato San Paolo mentre conforta i senesi durante le tribolazioni dell’assedio.

Archivio di Stato di Siena, Collezione delle tavolette di Biccherna, n. 60,  Giorgio di Giovanni,    San Paolo conforta i senesi nelle tribolazioni dell’assedio, 1555

 

L’apostolo tiene nella mano sinistra la spada, suo consueto simbolo iconografico,  mentre con la destra  indica le fortificazioni di Camollia, la zona davanti alle quali stavano le truppe assedianti; la città tra le sue verdi colline si stende  dietro di lui, ai suoi piedi. L’architetto e pittore Giorgio di Giovanni era stato preposto nel 1552-1553 al controllo delle fortificazioni senesi che pertanto sono tracciate nell’opera con sobrio realismo.  Sottostante l’iscrizione a lettere capitali, dove è citata una frase della seconda lettera di San Paolo a Timoteo che nella traduzione suona: “Tutti quelli che vogliono vivere con giustizia, subiscono la persecuzione”, il riferimento, di desolante tristezza, è alle sofferenze dei senesi ingiustamente assediati e perseguitati.  Il 17 aprile del 1555 infatti Siena, “domata dalla fame più che dal ferro”, si arrendeva con un atto di capitolazione sottoscritto dai senesi con il rappresentante dell’imperatore Carlo V nelle mani di Cosimo I; quattro giorni dopo i vincitori entravano in città, mentre non pochi senesi, circa un migliaio, con il consenso degli occupanti,  ne uscivano per raggiungere Montalcino e lì tenere accesa la speranza, che si rivelerà però vana,  in una ripresa della  “libera” Repubblica senese.

Sono presenti nella parte inferiore della tavoletta undici stemmi con i relativi nominativi: al centro, con la data 1555, lo stemma di Marcello Tegliacci camarlengo della Gabella per l’intero anno; partendo da sinistra, gli stemmi degli esecutori  Girolamo Mandoli, Tommaso Luti, Girolamo Sberghieri, Romolo Petroni, Paris Bulgarini, Demetrio Verdelli, Mariano Tantucci e Marcantonio Cinuzzi; infine quelli dello scrittore Claudio Simoni e del notaio ser Agnolo Guidotti. Si tratta degli ultimi ufficiali della ‘Gabella repubblicana’.

Nella tavoletta del 1559 sono raffigurati i due principali avvenimenti di quell’anno in rapporto a Siena: la pace di Cateau-Cambrésis (3 aprile) e la resa di Montalcino (4 agosto).

Archivio di Stato di Siena, Collezione delle tavolette di Biccherna, n. 63, Giorgio di Giovanni (?),  La pace di Cateau-Cambrésis e l’abbraccio di Enrico II di Francia e Filippo II di Spagna, post agosto 1559.

 

Pertanto la pittura dovrebbe essere stata eseguita dopo il rientro in città, ad agosto,   degli esuli senesi perdonati da Cosimo I, come ricorda anche l’iscrizione.  La pace di Cateau-Cambrésis è simboleggiata dall’abbraccio tra i due sovrani, Enrico II di Francia e Filippo II di Spagna. Conseguente alla riconciliazione a livello europeo,  fu la soluzione del problema senese che è  indicata dalla raffigurazione – irreale ma altamente significativa -  della città di Siena (immagine sotto), nella lunetta laterale  a sinistra, e di Montalcino, l’ultimo avamposto della Repubblica senese, nella lunetta laterale a destra.

Logicamente da Cateau-Cambrésis, che è nell’alta Francia  non si potevano vedere né Siena né Montalcino; tuttavia la presenza delle due vedute, tracciate con buon realismo pur nelle ridotte dimensioni,  ha un notevole valore storico e politico, reso ancora più evidente dallo stemma mediceo che, frutto di volontà encomiastica,  sovrasta l’abbraccio dei due sovrani. La “biccherna”  sanziona infatti il passaggio/infeudazione  di Siena e dello Stato senese al duca Cosimo I. In verità è la terza tavoletta fra quelle conservate marcata dall’emblema mediceo (vi sono anche la n.  61 del 1558 e  la n. 62 del 1559), ma è quella maggiormente celebrativa.

L’opera viene presentata, nel catalogo del 1984, come anonima. Mi sento di proporne l’attribuzione a Giorgio di Giovanni, che in una precedente tavoletta (n. 59 del 1553) ha rappresentato il rilievo di “Montalcino assediato” nelle stesse modalità in cui lo vediamo nella lunetta a destra. Si adatta alle capacità di  un valente architetto, quale egli era,  anche il rilievo di Siena, comunque abbastanza innovativo, ad anticipare uno schema iconografico successivamente ripreso in opere a stampa e pittoriche, come ha scritto Alberto Cornice.   

Nella parte sottostante,  lo stemma centrale appartiene al camarlengo della Biccherna Tommaso Buoninsegni; partendo da sinistra gli stemmi  dei provveditori Aurelio Manni, Orlando Malavolti, Ascanio Beccafumi, Lelio Pecci, Bernardino Paccinelli, Rinaldo Tolomei, Fabio Buoninsegni, Cristofano Placidi; infine quello (ripetuto due volte a destra e a sinistra) del notaio Buonsignore Ghelardi. Tutti personaggi senz’altro approvati dal nuovo signore di Siena e ormai suoi sostenitori.

 

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