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Questa copertina lignea dipinta costituiva un tempo il piatto anteriore del registro relativo agli anni 1443-1509, appartenente alla serie “Inventari di palazzo” dell’archivio del Concistoro.  In questi “libri”  erano annotate tutte le suppellettili e argenterie del palazzo del Comune di Siena, compresi  gli arredi sacri messi a disposizione del sagrestano. Il sagrestano  era al servizio del sacerdote (cappellano), il quale celebrava nella cappella  messe e funzioni religiose per i  signori del Concistoro, obbligati a risiedere stabilmente nel palazzo durante i due mesi di carica. 

In passato Enzo Carli e Ubaldo Morandi hanno individuato nel soggetto di questa copertina “la cappella del Palazzo pubblico di Siena”, riferendosi a quella  esterna edificata sulla piazza del Campo come ex-voto dopo la peste del 1348. Tuttavia nel catalogo delle “biccherne” del 1984 si avanzavano alcuni dubbi in merito a tale interpretazione:  evidenti infatti alcune somiglianze  (i pilastri d’angolo in marmo,  la cancellata in ferro battuto, la già citata volta rinascimentale);  altrettanto evidente la mancata aderenza del soggetto pittorico alla realtà di quella celebre cappella  (ad esempio, non sono neppure abbozzate le statue che da tempo ne adornavano i pilastri). Contro l’identificazione stanno anche ulteriori circostanze che vado a illustrare: la cappella su piazza del Campo era stata edificata a cura e spese dell’Opera del Duomo, con lunghe vicende costruttive che coprono tutta la seconda metà del Trecento, in specie gli anni 1374-1378 (il periodo della realizzazione delle statue),  e che  proseguono con i  lavori eseguiti, dal 1465 al 1470, da Antonio Federighi come capomastro dell’Opera del duomo; la gestione di questa cappella spettava all’Opera del duomo e non al Concistoro; nella serie “inventari” del Concistoro il riferimento è agli arredi tenuti dal “sagrestano del Palazzo” per la  cappella  dei signori priori.  A complicare la vicenda vi è infatti la presenza nel palazzo del Comune  di Siena di altre due cappelle. Quella  più antica detta dei Nove, in quanto risalente a quel periodo, posta al piano terreno con accesso diretto  dalla parte del Campo, a destra dell’ingresso: un ambiente lungo e stretto, voltato a botte, con rincassi, limitati da un arco a tutto sesto, nelle pareti; più tardi (nel secolo XVIII)  adattato ad ingresso, dove sono ancora oggi riconoscibili le raffinate pitture di quando l’ambiente era ufficiato. L’altra cappella interna al primo piano, più ampia, realizzata agli inizi del Quattrocento, anch’essa con volta a crociera e cancellata in ferro battuto, corredata da un coro ligneo finemente intarsiato con 21 sedili e adornata sulle pareti, negli anni 1405-1407, da un ciclo di pitture di Taddeo di Bartolo sulla vita della Madonna (sull’altare  l’Annunciazione); questa cappella fa oggi parte del percorso museale del palazzo.  

Lo scorcio, all’estrema destra della copertina,  di una facciata esterna con le finestre chiuse da scuri, farebbe  ritenere che la cappella dipinta sulla legatura del registro fosse all’esterno del palazzo, e quindi sia da individuare in quella dei Nove.  Tuttavia il pittore, rimasto anonimo,  potrebbe essersi limitato a  riprodurre soltanto alcuni elementi essenziali della struttura architettonica di una cappella, ispirandosi alle tre esistenti nel palazzo del Comune.

Tra l’altro mancano ulteriori riferimenti come date, stemmi e nominativi di ufficiali in carica, consueti invece nelle altre “biccherne” e utili per determinare l’anno di realizzazione. Se fosse valida l’identificazione del soggetto con la cappella di piazza del Campo, la rappresentazione nella copertina di una volta a crociera sarebbe orientativa per la datazione della  pittura: infatti dopo il 1465 il Federighi realizzava in quella cappella una volta rinascimentale a sostituzione della precedente semplice tettoia. Ove la cappella dipinta fosse quella esterna dei Nove o quella interna o meglio una cappella ‘idealizzata’,  la pittura dovrebbe essere invece riferita  - come accade per le copertine dipinte di registri che coprono più anni - al 1443, anno del primo inventario annotato nel registro stesso. Nel citato catalogo del 1982 comunque la datazione è al “secolo XV”, senza ulteiori specificazioni.   

Nell’iscrizione si legge il riferimento al contenuto del registro: “Questo è lo inventario di tutti argenti, paramenti, calici et altri beni de la sagrestia del palaçço de magnifici signori priori et d’ogni ariento, paramenti et altre cose d’esso  palaçço”.

Le vicende conservative di questa copertina dipinta sono particolari: staccata dal registro di provenienza e musealizzata nell’Otto-Novecento nell’Archivio di Stato, era stata asportata durante la seconda guerra mondiale dalle truppe alleate ed è stata recuperata a Londra nel 1972.

 

Nell'immagine: Archivio di Stato di Siena, collezione delle tavolette di Biccherna, n. 91 (già Concistoro, 2521,  “Inventari di Palazzo”, 1443-1509),  priva di attribuzione “Interno di una cappella”, sec. XV