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Il pittore Giovanni di Lorenzo (Siena 1487?-1562) ha realizzato questa tavoletta che illustra la fase finale della battaglia di Camollia del 25 luglio 1526, cioè il momento in cui i senesi vittoriosi stanno smantellando, quasi formiche brulicanti, le artigliere nemiche che portano in città come bottino di guerra. Si tratta di un episodio della guerra che in quel periodo opponeva Impero e Francia, coinvolgendo i loro alleati anche sullo scenario italiano. Siena, legata all’imperatore Carlo V,  fu attaccata dalle truppe di papa Clemente VII, un Medici a quel tempo alleato della Francia, insieme a Venezia. Il tentativo di occupare la città fallì, perché i senesi respinsero l’esercito pontificio, tra l’Antiporto e Porta Camollia.    

Secondo quanto scrive qualche decennio dopo Alessandro Sozzini nel suo Diario, la tavola fu commissionata, a memoria della brillante vittoria senese,  dal camarlengo Niccolò di Amerigo Amerighi. L’iscrizione riportata nel Diario, relativa alla vittoria dei senesi contro i francesi, Venezia e papa Clemente VII, priva comunque di data,  è andata poi perduta; oggi nella parte inferiore della tavola si legge, in una dicitura settecentesca,  la glorificazione della vittoria di Camollia, seppure in altri termini rispetto a quelli riferiti dal Sozzini, inoltre il nome di Lorenzo Rosi “cesellatore”,  il quale nel giugno 1758 donava la tavola al Comune di Siena. A che titolo il Rosi possedesse la tavola non è stato finora accertato.  L’opera è priva dei consueti stemmi di famiglia e dei nominativi degli ufficiali in carica; pertanto è stata attribuita al 1526 sulla base della data della battaglia, mentre la committenza all’Amerighi è proposta  a seguito del riferimento fatto dal coevo Allegretti, con il supporto anche di altre fonti che lo indicano come camarlengo di Gabella per tutto l’anno 1526.

La tavola  presenta una veduta di grande interesse e precisione dei luoghi a nord di Siena, seppure forse con una sottolineatura autocelebrativa della bellezza e impenetrabilità della città. Si scorgono sul muro dell’Antiporto il grande tabernacolo con la Madonna, a lato l’oratorio di Sant’Antonio (poi San Bernardino al Prato); più avanti, dopo il Prato, il Torrazzo (oggi non più esistente) rovinato dalle cannonate nemiche, con accanto San Basilio; in fondo al gruppo di edifici che coprono intensamente il tratto (ca. 200 mt.) dal Torrazzo alla Porta Camollia, quest’ultima, merlata e aggettante, nella forma ancora  medievale, con la Balzana e il Leone del Popolo in facciata e con due vessilli che svettano, portanti l’uno l’aquila imperiale e l’altro, più grande, l’immagine dell’Immacolata Concezione, che sappiamo dai documenti essere stata dipinta proprio da Giovanni di Lorenzo. Dietro ancora la veduta della città: la cinta muraria alta e inattaccabile, il fitto ammasso delle case e le tante torri altissime, quasi tutte successivamente demolite.

La tavoletta, che costituisce un prezioso documento della situazione urbanistica di un’ampia zona della città, può essere confrontata con la xilografia, La Vergine protegge Siena durante la battaglia di Camollia, che correda il  libello di Achille Orlandini, edito nel 1526 e  intitolato La vittoria de’ Sanesi per mirabil maniera conseguita. Nella veduta tendenzialmente realistica di Siena, seppure ancora rudimentale,  attribuibile allo stesso  Giovanni di Lorenzo,  sono facilmente identificabili la torre del Mangia, la cattedrale, il Facciatone, il Torrazzo di mezzo.

Di livello ancora più alto la grande tavola realizzata, tra il 1527 e il 1529, sempre da Giovanni di Lorenzo per la chiesa di San Martino, per commissione della Balìa. 

Giovanni di Lorenzo (Siena 1487?-1562), La Vergine protegge Siena durante la battaglia di Camullia, 1526, incisione su legno (da Achille Orlandini, La vittoria de’ Sanesi per mirabil maniera conseguita nel mese di luglio del anno MDXXVI, Siena, Simone di Niccolò di Nardo editore, 1526) 

 

Sotto il manto della Vergine Immacolata si sta svolgendo la fase terminale della battaglia con una serie di scontri isolati. L’immagine delle fortificazioni di Camollia è tracciata con cura e con maggiore precisione rispetto alla “biccherna”: nella tavola in San Martino sono infatti ben individuabili anche l’Assunta nel tabernacolo dell’Antiporto, sulla destra dell’oratorio di Sant’Antonio il monastero di Santa Petronilla con sottili bifore gotiche (demolito durante la guerra di Siena con trasferimento delle monache dentro la città in San Tommaso degli Umiliati) e infine vari dettagli della campagna, comprese case coloniche. In evidenza anche  la chiesa di San Basilio, la chiesa del Santo Sepolcro, il convento di Santa Croce, l’antemurale della Porta Camollia, la torre dei Villani e la torre dei Sevaioli.

Nelle tre opere presentate si nota la parte terminale del Torrazzo di Camollia, parzialmente diroccata nel 1526 dalle cannonate dei nemici. Sappiamo che i “rocchioni” furono donati dalla Balìa alla contrada di Salicotto, rappresentata dal pittore Giovanni di Lorenzo, per iniziare nel 1531 la costruzione dell’oratorio intitolato ai Santi Giacomo e Cristoforo, la cui festa cadeva il 25 luglio, data della vittoriosa battaglia di Camollia. Pertanto è possibile che il Torrazzo sia stato sbassato, togliendo le parti pericolanti. Insieme ai materiali del Torrazzo furono utilizzati per la chiesa della contrada della Torre anche quelli del monastero di San Prospero, a sua volta distrutto perché per le monache era pericoloso abitarvi, essendo situato fuori dalle mura.

 

Nella foto principale: Archivio di Stato di Siena, Collezione delle tavolette di Biccherna (Gabella), n. 49, Giovanni di Lorenzo (Siena 1487-1562), Vittoria di Camollia, 1526