Nella  parte superiore della tavoletta appartenente all’ufficio della Gabella, datata 1483, è raffigurato un ampio scorcio interno del duomo di Siena nel momento in cui si sta celebrando una solenne cerimonia allo stesso tempo  civica e religiosa: alla presenza dell’arcivescovo di Siena, il cardinale Francesco Todeschini Piccolomini (contraddistinto dalla veste di color rosso  cardinalizio e dal galero),   il priore del Concistoro sta ponendo le chiavi della città  sull’altare della Madonna delle Grazie (solo dal secolo XVII sarà detta Madonna  del Voto), rinnovando la “raccomandazione” di Siena alla Vergine; sotto l’altare e all’interno delle navate si affollano religiosi, governanti e cittadini, mentre dietro al pergamo quattro cantori intonano un canto “a cappella” (cioè senza musicisti).  L’offerta delle chiavi fissava l’avvenuta rappacificazione dei Monti cittadini, dopo un periodo di aspre lotte, e celebrava l’unione delle varie classi in un unico Monte, quello del Popolo, con l’esclusione dei Noveschi messi al bando; sanciva anche l’avvicinamento di Siena a Firenze, a quel tempo guidata da Lorenzo il Magnifico. La Madonna delle Grazie gradisce l’avvenuta riconciliazione dei  senesi al punto che, per meglio accettare l’offerta,  sembra sporgersi dalla tavola in cui è raffigurata posta sopra l’altare!  Sotto l’immagine l’iscrizione rimanda a questo importante avvenimento politico: apprexentatione de le chiavi quando tuti e quatro e monti s’addusseno a uno.

Come ha scritto Enzo Carli, la pittura è eccezionalmente interessante anche perché permette di ricostruire l’aspetto interno del duomo nella seconda metà del Quattrocento: si può infatti  notare l’antico altare scolpito da Urbano da Cortona e dedicato alla Madonna delle Grazie; si intravedono una delle statue  trecentesche degli Apostoli già  addossata ai pilastri (le stature saranno successivamente trasferite sul tetto del duomo), il “Crocifisso di Montaperti” posto presso la porta  del campanile, il recinto presbiteriale (cioè riservato ai sacerdoti) presso il quale stava il pergamo ricoperto da un drappo di seta, sul fondo la “Maestà” di Duccio con il suo “coronamento”, sotto la “rota del vetro” sovrastante il coro, infine il “tabernacolino” dove erano conservati gli angioletti di legno che venivano calati con una piccola corda durante la messa. In particolare l’opera, estremamente precisa, costituisce la testimonianza sulla localizzazione della grande tavola di Duccio, a quel tempo già spostata in fondo al braccio longitudinale e quindi non più sotto la cupola.

La tavoletta, di cui Enzo Carli ha sottolineato  l’“ardua attribuzione”, è stata assegnata in modo altalenante  ad Andrea di Niccolò e a Pietro di Francesco Orioli. Ultimamente Valerio Ascani ne ha indicato, ma con dubbi, come autore Andrea di Niccolò  (nel catalogo della mostra al Quirinale del 2002),  mentre Alberto Cornice in un articolo sulla “Rivista dei Rozzi”  (n. 52, 2010) ha confermato l’attribuzione all’Orioli che si deve ad Alessandro Angelini.   

Nella parte inferiore della tavoletta  compaiono gli stemmi di famiglia degli ufficiali in carica in Gabella per tutto l’anno 1483 (più grandi quelli del camarlengo e dello scrittore, in basso quelli dei due notai); nella parte sottostante, l’iscrizione con i nominativi degli ufficiali stessi: Paolo di Lando Esberghieri (Sberghieri) camarlengo (per tutto l’anno), Angelo d’Urbano del Testa Piccolomini, Giovanni d’Antonio di Neri Martini, Antonio di Mariano Paccinelli, Giovanni di Francesco Gabrielli (esecutori di Gabella da gennaio a giugno); Angelo di Meo di Lorenzo scrittore (per tutto l’anno);  Savino di Matteo d’Antonio di Guido Savini, Antonio di Bartolomeo Spinelli, Bartolomeo di Cristofano Berti, Bartolomeo di Antonio Guelfi (esecutori da luglio a dicembre); i notai Agniolo di Meo d’Agniolo di Gano Turelli (primi sei mesi) e Giovanni di Niccolò Cecchini (secondi sei mesi). 

La cerimonia di offerta delle chiavi della città alla Madonna si è ripetuta alcune volte nella storia di Siena:  secondo tradizione alla vigilia della battaglia vittoriosa di Montaperti del 4 settembre 1260; in occasione della pacificazione del 1483  come è documentato nella tavoletta (ma la pace fu effimera); il 22 luglio 1526,  tre giorni prima della battaglia di Porta Camollia vinta dai senesi contro i fiorentini e le truppe di papa Clemente VII Medici; di nuovo il 24 marzo 1555, quando Siena è ormai stremata dall’assedio; un altro devoto “voto”, cioè  affidamento,  avvenne nel 1630  per allontanare la pestilenza che effettivamente non si sviluppò in Siena; a ancora il 18 giugno 1944,  pochi giorni prima del “passaggio del  fronte” sul finire della seconda guerra mondiale; infine il 15 marzo 2020 nel momento iniziale della pandemia da Covid, quando il sindaco ha offerto le chiavi alla  Madonna del voto alla presenza dell’arcivescovo di Siena.

 

 

Immagine: Archivio di Stato di Siena, collezione delle tavolette di Biccherna, n. 41,  Pietro di Francesco Orioli (?), “L’unione delle classi e l’offerta delle chiavi della città alla Vergine”, 1483

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