Da una parte non sembrano passati quindici mesi, dall’altra sembrano quindici anni.
Il Covid è ormai entrato a far parte della nostra quotidianità. Senza falsi moralismi da balcone delle prime settimane, credo che qualcosa ci abbia insegnato.

Qualcosa di pratico, ad esempio: banalmente il fatto che una maggiore (e migliore) igiene soprattutto in certi ambienti (sanitario, pubblico) non faccia certo male.

Qualcosa di teorico, per farne un altro: quello che si dà per scontato e che in realtà non lo è, che può cambiare da un giorno all’altro per l’approdo di un virus devastante. Probabilmente, un po’ come avvenne negli anni Ottanta con la “coperta” del virus Hiv, anche questa volta usciremo diversi da questa pandemia: cambieremo atteggiamenti e approcci, guarderemo con qualche diffidenza in più certe situazioni. Prima o poi torneranno gli assembramenti e i concerti, ma soprattutto all’inizio qualche diffidenza in più sarà innegabile.

Andrà tutto bene e ne usciremo migliori? Non sono convinto né della prima e né della seconda affermazione, di una cosa però sono invece convinto: se non subiamo la crisi, ma, pur con tutte le difficoltà del caso, proviamo a cavalcarla, da questa possiamo davvero ottenere una spinta decisiva verso un cambiamento, perfino epocale, di questa città e di questo territorio.

L’esempio, forse scontato, è quello del settore delle scienze della vita, che potrebbe diventare anche il “Babbone” dei prossimi decenni e sostituire l’originario, ormai destinato a fondersi o a spezzettarsi. Non solo.

Guardo al turismo e al modo nuovo di interpretarlo. Non mi soffermo più di tanto su “quei” quattro giorni. A luglio non li vivremo, ad agosto molto probabilmente lo stesso, resta qualche speranza (poche) per settembre. Non sono uno storico e non sono un “purista” del Palio, credo fermamente che debba essere il culmine di una quotidianità e non “la” quotidianità delle Contrade, ma non mi nascondo dietro ai sofismi che teorizzano chiusure di porte e “Palio per i senesi”.

Prepariamoci piuttosto a un altro inverno di riflessione, anche su questi temi: sarebbe utile. Non va sprecato niente. Se questi quindici mesi ci hanno prima spaventato, poi affannato e demoralizzato, perfino annoiato e stufato, facciamoci trovare pronti: serviranno tante energie, anche mentali, per lanciare la rincorsa della ripartenza.

Certo, con una consapevolezza: la ripartenza non arriva da sola e non cala dall’alto, questa volta non ci saranno i danari della Fondazione Monte dei Paschi e del tempo che fu. Smettiamo di ripeterci che questo territorio ha eccellenze incredibili: è vero, ma se rimangono lì a farsi fotografare sono quasi fini a se stesse. Smettiamo di specchiarci e imbellettarci, usciamo.

Con questo numero di “Noi Frammenti di Siena” proviamo ancora una volta a fotografare la Siena che vive, respira, va avanti e continua a sperare che il futuro sia ancora migliore, ma che debba essere costruito nel presente. Tante storie, tante esperienze, tante vittorie e anche qualche sconfitta, che fa parte del gioco della vita. Da cui è stato strappato Andrea Mari, troppo presto, troppo all’improvviso.

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