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#noiconvoi

 

La disinfezione della spesa finisce in tempo per il bollettino delle 18.
Diretta di Repubblica su Facebook, fondo bianco, qualche impaziente nella chat comincia a commentare che non si vede niente, che è un disegno preciso dei poteri forti che ci vogliono nascondere qualcosa, qualcuno prova a spiegargli che non è ancora cominciata, qualcun altro gli dà direttamente del demente. La famiglia riunita in salotto empatizza con l’ultima posizione.

Uno di Pescara approfitta della diretta nazionale per provare a vendere una Panda, qua è là qualche disgraziato dal Brasile prova a chiedere, in un tentativo di italiano portoghesizzato, che sta succedendo, perché loro non riescono a capire.
Nel salotto s’alza un brusio di analisi geo-politiche. 
Luci in sala (sembra l’aula Magna dell’Unistrasi) arriva tutta la ditta, ivi compresa la signorina che traduce nella Lingua dei Segni (che un paio di settimane fa è stata sostituita. Se ci legge: Sta bene?!).
Attaccano coi numeri, in casa nessuno ci capisce niente, ma tutti commentano.
Plateau, curva dei contagi, deve andare a 1, no a meno 1. Si concorda solo sul fatto che ci sono troppi morti. Con la coda tra le gambe ognuno torna alla propria attività.

Le donne, passando davanti allo specchio, si guardano costernate la ricrescita. La ricrescita è il male.

Quelle che erano già in grado di farsi i capelli da sole hanno ordinato il pacchetto su Amazon e sono a posto da un pezzo, ma quelle di noi che non sanno da che parte rifarsi sono sprofondate nel dramma.

Qualcuna al supermercato ha comprato una bomboletta spray di un colore approssimativamente simile al suo per metterci una pecetta. Si copre solo la parte superiore, se ti tocchi i capelli si vede tutto: sticazzi, tutto sommato, fosse per loro, aspetterebbero il riaprirsi dei parrucchieri, il problema sono le riunioni su Skype, Meet, Adobe, Webex (ce ne avete un’altra?!) nelle quali, tra un “mi senti’!!” e un “io ti sento!”, liberamente ogni vergogna deposta, s’affigge.

Qualcun’altra ha comprato al supermercato la sua prima tinta guardando la foto della confezione e da castana che era ora è mora. È mora e in casa le cantano “la spagnola sa amar così, bocca a bocca la notte e il dì”.

Ci sono signore-bene che prima della pandemia andavano dal parrucchiere una vola a settimana e che ora si chiudono in bagno a piangere durante la doccia. La signora-bene non ne può più. All’inizio la cosa l’aveva divertita, ma ora, finita la raccolta fondi per i poracci, finita la lezione on-line di zumba, non sa più che cosa fare. In casa c’è sempre gente e lei non è abituata, specie la mattina.

Mario Luigi è diventato adolescente durante la pandemia. Una sera è andato a letto normalissimo, la mattina dopo si è svegliato e non era più il su’ cittino, ma un tizio a cui lei sta sul cazzo. Così, di botto. Non solo lei, per la verità, gli sta sul cazzo il mondo. Risponde male a tutti, al telefono a Maresa la signora-bene ha detto che passa un periodo complicato, ma dentro di sé sta iniziando a pensare che sia diventato uno stronzo.

Le manca l’amante che è inchiamabile perché anche lui è a casa con la moglie e i figli e “lei non può permettersi il cattivo gusto di un rimorso”, si dice, dopo che l’ultima volta che ha provato a chiamarlo ha risposto Maria. Fortuna che l’avrebbe comunque dovuta chiamare per trasalire insieme a lei dell’uscita volgarotta fatta dalla mamma divorziata sulla chat di classe.

Ma soprattutto le manca la donna.
La “donna” è la cameriera, ma le sembra molto più politicamente corretto (lei dice politically correct e dice anche taitanic) definirla “la donna”, anche se non disdegna di chiamarla “la polacca” con le citte del circolino.
Quando parla con lei la chiama semplicemente Svetlana e le da del lei. La servitù è servitù, non le si deve permettere di prendere confidenza, ha ragione Mamy.
Ha provato a convincerla a venire, ma Svetlana non se la sente. L’avrebbe volentieri licenziata quell’ingrata (Maresa la sua non l’ha neanche assicurata...vai a fare del bene!), ma dove la va a pescare un’altra con questa pandemia?
Le telefona un paio di volte il giorno per chiederle dove sono le coperte leggere, il ferro da stiro, la bottarga.
A casa di Svetlana la signora è nota come 'quella stronza': "Ha chiamato un’altra volta quella stronza" urla il marito a Svetlana che corre facendogli il gesto di tacere.
Svetlana è bruttina e non lo è a caso, Giovanni è un uomo elegante, ma la signora-bene non è stupida e preferisce che l’amante se la faccia fuori casa.
E preferirebbe anche che smettesse di mettersi la camicia visto che non va allo studio da un mese e lei non vuole più stirare. Non è che non è capace, è che proprio non vuole più stirare. A questo punto è disposta anche a vederlo girare per casa con la tuta, “come un rumeno”, pur di non dover più avere a che fare con l’appretto. 

Anche a lui la tinta è completamente saltata: quel bel sale e pepe così naturale non si fabbrica da solo. Ora è inguardabile. La signora-bene ha già chiamato la parrucchiera e le ha fatto giurare che prima del 4 maggio andrà a casa a sistemare tutti, anche quello stronzo di Mario Luigi: "Ci fa il servizio-sposa, Maresa!" e Maresa ha finto di ridere per farla contenta.

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