C’era una volta una casa in Salicotto che nel XVI secolo non se la passava tanto bene, tanto che venne deciso di restaurarla.

Ma perché raccontare la storia di un edificio della Siena che fu? E a chi potrebbe mai piacere?

La mia presunzione è quella di dare una serie di notizie che potranno interessare sia il pubblico più preparato, quello per intendersi che conosce molto bene il contesto senese di quei secoli, sia quello che semplicemente riconoscerà nei termini, nelle parole, nei modi di fare e di dire uno spaccato di quello che la città era e fu fino al secolo scorso. 

L’edificio del quale parliamo è indicato negli anni Ottanta del ‘500 (quindi 25 anni dopo la guerra di Siena) come una “casa guasta e disabitata posta in detto Terzo di S. Martino a capo la contrada di Salicotto”. Altre notizie: “dietro e innanzi confina la via, l’heredi di Oratio Maccabruni, la confraternita de’ battilani in S. Giusto, Cerbone Galli e Stonon facchino”. Per individuarla ancora meglio prenderemo un documento del 1623 quando la stessa è indicata come “Una casa divisa da un muro per il mezzo nella quale stanno più pigionali posta nel Terzo di San Martino in contrada di Salicotto a capo la strada, alla quale confina di dietro e dinanzi la via pubblica, da una Messer Enea Buoninsegni, di sotto Maestro Santi sarto, i Reverendi Frati dell’Angeli di Siena, la compagnia de Battilani, donna Laura detta la Barberina”.

Nel 1701 la stessa è indicata come “una casa ridotta a quattro allogagioni con un magazzino che ha l’entrata a capo Salicotto”, mentre nel 1750 ci sono ulteriori precisazioni che ci aiutano a collocarla in modo molto più preciso: “posta nella via di Salicotto in contrada volgarmente detta della Torre” ed ancora “casa a capo Salicotto, posta nella via dell’Oro, alla quale confina la detta via di Salicotto, il vicolo dell’Oro, una casa di S. Giusto e altra di Maestro Benedetto Rossi”.

Nel 1780 infine le precisazioni sono ancora migliori: “casa posta presso Salicotto in via detta dell’Oro, Contrada della Torre, Popolo di S. Maurizio, composta di due Piani, che fra tutti due contengono sette stanze, e di più un Magazzino e una stanza a uso di Cantina, da cui si ricava ogni anno di pigione Lire cinquanta e ci sono in tutto 2 confinanti a questa, il Sig. Francesco Rossi, il Sig. Giovan Battista Pallini, la Compagnia della Morte, la strada di Salicotto, e la detta via dell’Oro”.

La zona dunque è ormai abbastanza circoscritta ed il nostro edificio aveva l’entrata in quello che oggi si chiama Vicolo dell’Oro, modernamente cieco, ma che un tempo aveva sfondo nei pressi della chiesa di San Giusto. Dal lato magazzino si aveva accesso dalla strada parallela di Via Salicotto ed era posto all’inizio del vicolo (“a capo” appunto), dove dunque le due vie citate si incrociano.

Tra le tante opere di restauro e di ricostruzione subite da questa casa vorrei ricordare quelle di maggior impatto architettonico, subite agli inizi del XVII secolo.

Nei primi di agosto del 1605 ad esempio furono spese “Lire 35 pagate a maestro Santi per la metà di 72 spesi nel fondamento del muro da farsi alla casa di Salicotto che è rovinato quale bisogna fare di nuovo le mura

Sempre nello stesso giorno furono pagate Lire 7 e soldi 20 a “maestro Bartolomeo e maestro Francesco muratori, per puntellare la facciata di drento (dentro) e di fuora della casa del Salicotto e puntellare gli arconi e a quattro facchini per portare legnami per puntellare”.

Il giorno 12 agosto continuavano i lavori e con essi i pagamenti: “A dì 12 di agosto 1605 Lire 16 pagati a Bartolommeo fornaio per valuta canne e tavole servirno per far ponti e palchi; e a dì detto Lire 5 pagati per una soma di gesso, una pala e due corbelli per detta fabbrica; e pagato a maestro Bartolommeo, maestro Cristofano e maestro Vergilio muratori con un manovale per uno lire 225 et sono per opere 75 di maestro e 25 di manovale, e più pagato lire 68 a più manovali per le loro opere a cavar rena e portarla, stacciarla e mescolarla”.

Il 28 dello stesso mese “Soldi 82 e denari 10 pagati a Tommaso calcinarolo per valuta di moggia 11 di calcina havuta da lui per servizio del muro rifatto in una facciata della casa di Salicotto e Lire 204 e soldi 20 pagati a maestro Ambrogio fornaciaio per valuta di numero 4425 mattoni a lire 30 il miglio e numero 1100 quadrucci a lire 27 il miglio e numero 1500 pianelle a lire 27 il miglio avuti dalla sua fornace e serviti per l’acconcime della suddetta casa di Salicotto.

Ed ancora “A dì detto Lire 21 pagati a più opere per spegnere la calcina e portare acqua per servizio di detta fabbrica e Soldi 51 pagati a maestro Cristofano d’Ambrogio per valuta di 3 travi comperi (comprati) di detto prezzo e serviti per il primo e secondo piano ai palchi di detta casa. E a dì detto soldi 40 pagati a Bernardino sopra stante per valuta di 4 arcali e un mollone per servizio di casa compreso la portatura ai facchini. A dì detto lire 12 pagati a Bartolommeo Vannini per valuta di 60 correnti che funno serviti per i palchi e i piani”.

Naturalmente ho esaminato un periodo che va dal 1580 al 1780 ed i restauri dell’edificio furono molti, così come i confinanti che cambiarono con il passare del tempo, ma la bellezza di questa storia e che questa casa in via dell’Oro ancora c’è.

 

 

L’area dove via di Salicotto incrocia il Vicolo dell’Oro nei primi del 1800

 

 

Disegno dell’Alzata e della Pianta della nostra casa nel 1780

 

 

Disegno della nostra casa nel 1750

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