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Con lui Siena trionfava sempre immortale. Era la chiusa delle sue cronache del Palio e diventò, poi, un mantra che ancora oggi ogni senese cita: anche chi non ha avuto modo di ascoltarlo direttamente, ma deve accontentarsi delle registrazioni.

Lui era Silvio Gigli, nato il 10 agosto del 1910, tartuchino, giornalista prima ancora di esser maggiorenne. Comincia a 17 anni a “La Nazione”, nel 1927, poi collabora con “Il Telegrafo”.

Vince il concorso all’EIAR (la mamma della RAI) e comincia la sua strabiliante carriera di presentatore, cronista, organizzatore di format (come si dice oggi).

Nel 1939 si inventa “Radio Igea”, una trasmissione per gli ammalati, che è, a sua volta, l’antenata di quella che, sempre lui, nel 1951 con il “Sorella Radio”, anch’essa destinata ai sofferenti. Sempre nel 1939 anima “L’ora del dilettante”, una trasmissione che dà voce, oltre a quelli rimasti dilettanti, anche a personaggi che tanto dilettanti non sono rimasti. Due nomi a caso? Il presentatore Corrado; il violinista Salvatore Accardo.

Quando ancora non è finita la guerra, nel 1944, inventa il gioco a quiz “Botta e risposta” (altro mantra linguistico per quelli che erano giovani allora: la domandina facile facile) che precede il televisivo “Lascia o raddoppia” di Mike Buongiorno quando anche in Italia arriva la televisione. Ci sono battute sue entrate nella storia; ad un concorrente disse “Lei ha una cravatta color singhiozzo di pesce”. Dadaismo allo stato puro.

Collabora con Alberto Sordi, per il quale inventa il buffo personaggio di Mario Pio (“Prodo ghi barla? Sì, Mario Pio: Prondo ghi barla con ghi barlo io?”: ne trovare un brano con Gianni Agus sul web. E’ spassoso) e conduce programmi di scoperta di giovani talenti: fra questi Gianni Morandi, Iva Zanicchi, Orietta Berti, Loretta Goggi.

Con qualche particina fa dei camei in una serie di film, e scrive: scrive di Siena, di Contrada, di Palio. Nel romanzo “L’Assedio” racconta le ultime ore della libertà senese nel 1555. La sua scrittura e la sua lingua sono di tale livello che verrà nominato membro dell’Accademia della Crusca.

Ma Gigli è il Palio; è la differita che, la sera alle 22, sul secondo canale della radio, raccontava a chi non era a Siena (quando le dirette televisive erano roba sconosciuta, anche se la TV, si quando in quando, ma non sempre, il Palio lo riprendeva) chi aveva vinto.

La sua radiocronaca si apriva con una sorta di presentazione di Siena, della sua storia, della sua cultura; poi vi inseriva la cronaca della corsa dove il bilanciamento di cifra narrativa fra il professionista e il contradaiolo rischiava sempre l’incrinatura a vantaggio del secondo. Soprattutto se c’era di mezzo la Tartuca. Soprattutto se la Tartuca vinceva. Poi, la chiusa, sempre quella perché era una firma: “E Siena trionfa immortale” (ma ascoltate la radiocronaca di qualche Palio vinto dalla Tartuca e vi renderete conto quanto ci vuole, rispetto ad altre radiocronache, perché Siena trionfi immortale: prima, e per parecchi minuti, a trionfare immortale è solo la Tartuca).

Silvio Gigli morì a Roma, il 7 febbraio 1988.

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