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Il riscatto di una donna che, comunque, non dimenticò mai Siena.

Maria Assunta Boutini nasce a Siena il 31 marzo 1764. È figlia di un “pappino”, cioè un inserviente del Santa Maria della Scala, e di Maria Rosa Smith, emigrata in Italia da Dublino. Sugli anni della sua giovinezza a Siena le notizie sono poche e frammentarie: Si sa che dopo il licenziamento del padre viene presentata un’istanza al governatore affinchè che si provveda alla dote della ragazza, lamentando uno stato di grave indigenza. La richiesta, tuttavia, viene respinta perché l’allora rettore dell’ospedale spiega che il padre riceve un sussidio annuo di 500 lire e che ha trovato un nuovo impiego presso l’Arte della lana Stasi. Se ecomomicamente, alla famiglia, proprio male non andava, forse, è la giovane Maria Assunta a non godere di una fama invidiabile. Nella petizione al governatore la madre specifica, infatti, che, siccome non aveva dote, su di lei c’era una “mormorazione”.

Fatto sta che Maria Assunta si trasferisce a Napoli, forse esiliata, forse per amore e questo è il periodo più misterioso della sua vita. Si dice che frequenti le case da gioco e che il suo tenore di vita non sia quello di un’educanda. Proprio in una casa da gioco conosce il conte Edmond de Bourke, nobile danese inviato come ministro di Danimarca alla corte napoletana, il quale, essendo in gravi difficoltà economiche, ottiene proprio da Maria Assunta un forte prestito per saldare un debito d’onore. De Bourke, in procinto di partire per un nuovo incarico, incurante delle voci sulla donna, la sposa (per riconoscenza? Per amore?).

La corte danese approva il matrimonio e Maria Assunta si assicura di essere accolta come le altre dame del Regno. Inizia così la sua vita da contessa, accanto all’affascinante Edmond, di origini irlandesi, nato nel 1761 ed educato in Inghilterra, che poi intraprenderà la carriera diplomatica prima in Polonia e poi, apputo, a Napoli. Nei primi anni di matrimonio la coppia si sposta per tutta l’Europa inseguendo le destinazioni che vengono assegnate al conte de Bourke. Nel frattempo, un viaggio in Italia li riporta anche a Siena.

Nel 1820, Edmond de Bourke viene trasferito a Parigi ma, dopo sei mesi dal loro arrivo, il conte muore. Alla senese resta il titolo nobiliare ed una enorme fortuna che le consentono di essere accolta tra l’alta nobiltà parigina anche dopo essere rimasta vedova. Di idee forti e liberali, la sua casa di Rue Faubourg Saint Honoré diventa un centro di riunioni diplomatiche e politiche.

Muore il 13 febbraio del 1945 e viene sepolta accanto al marito, a Parigi, nel cimitero di Père – Lachaise.

Sebbene Maria Assunta avesse lasciato Siena “chiacchierata” e povera non aveva scordato la sua città e nel testamento dispone che sia “fondato in Siena, mia terra natale in Toscana, un asilo di beneficenza per le donne povere rese incapaci di mantenersi da se stesse a tutti i bisogni della vita, da malattie gravi o altre cause disgraziate”, lasciando la somma di 240.000 franchi. Dopo la sua morte il Comune di Siena, investito dell’incarico di esecutore testamentario, stabilisce di insediare l’asilo nell’ex convento di Vita Eterna in via dei Pispini e, dal 1852, l’istituto intitolato “Pio stabilimeto di Maria assunta Butini Contessa Bourke” iniza la sua benemerita attività che dura anche oggi. Ma, forse è lecito porsi anche una domanda: Maria Assunta fece un gesto così magnanimo perchè davvero era legata a Siena oppure fu il suo ultimo atto di rivalsa verso quella città che, da giovane, l’aveva rifiutata?

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