Un Primo maggio diverso, un giorno festivo che ci ricorderemo a lungo. Niente scampagnate, gite al mare, pranzi fra amici, men che mai “ponti” lontano da casa, in albergo, in campeggio, fuori dall’Italia con i voli low cost in giro per l’Europa. La Festa dei lavoratori quest’anno si farà a casa o giù di lì, tenuto anche conto che le nuove misure sull’emergenza sanitaria, con maglie leggermente allargate sulla possibilità di movimento, entreranno in vigore tre giorni dopo. Insomma il Covid 19 cambierà anche questa giornata, di solito dedicata al mare, al sole o alle passeggiate in montagna o alle partite di pallone a Pian del Lago.

Festa del lavoro a casa e rigorosamente in famiglia, senza concerti e manifestazioni. Già, il lavoro. Era una criticità a febbraio scorso, soprattutto per i più giovani (ma non solo). Alcune realtà stavano uscendo a fatica dalla crisi economica di dieci anni fa. Sono passati due mesi e sembrano due anni (o forse di più), sarà una criticità ancora maggiore fra altri due mesi. Anzi, lo è già. La ripartenza lenta prevista dal 4 maggio in poi non pare aver risposto ai tanti punti interrogativi sulle due grandi emergenze che si intrecciano: da una parte quella sanitaria, dall’altra quella economica. E questo pesa maledettamente e in maniera decisiva sull’occupazione. Proprio nel giorno della Festa del Lavoro.

La Festa dei lavoratori affonda la propria storia nella Rivoluzione industriale statunitense, nelle lotte dei movimenti operai di Chicago. Rivendicazioni che appaiono così lontane e che invece sono tornate prepotentemente di grande attualità, ammesso che se ne fossero mai andate. Siamo oltre cinquanta giorni dall’inizio della pandemia, eppure di risposte ne abbiamo avute poche, pure all’interno delle pieghe dei tanti decreti emessi dal governo. Sono invece nati via via, con il passare dei giorni prima e delle settimane poi, tanti interrogativi per imprese e famiglie, per attività ed esercizi commerciali. “Abbiamo un’economia fragile, come un cristallo di Boemia” ha detto a più riprese il sindaco Luigi De Mossi in riferimento al territorio senese. Un’economia, cioè, tanto bella quanto delicata, composta da turismo, eccellenze enogastronomiche e quindi agricoltura, piccole e medie imprese del settore ricettivo, ristorazione e indotto ad esso legato. Un’economia che è rimasta al chiuso delle case in questi due mesi, che non sarà possibile riaccendere in quindici giorni, oltretutto che dovrà fare i conti con l’ormai celeberrima “fase due”, ma anche con le prevedibili fasi tre o quattro. Difficile pensare che, per fare un esempio, entro poche settimane i turisti torneranno ad assiepare i vicoli del centro storico, men che mai quelli stranieri.

Serve un sostegno a questo cristallo, perché le crepe cominciano già a vedersi e potrebbe rompersi irrimediabilmente. Il Comune di Siena, dal canto suo, sta provando ad accompagnare il rilancio dell’economia locale, attraverso una manovra attorno ai dieci milioni di euro. Gli enti locali, però, tirano il calcio che possono, perché è lo Stato centrale che può agire sulle grandi leve per far ripartire il motore del Paese.

Sarà un Primo maggio, dunque, diverso. Se però vogliamo recuperare il senso profondo della Festa del lavoro, tuttavia, non ci sarà giornata migliore.

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