Ebbene sì! Pensavamo di essere una razza invulnerabile.

Esperimenti nucleari, distruzione selvaggia delle foreste, tecnologia sempre più avanzata, corsa agli armamenti di ogni genere, violenza alla natura e chi più ne ha più ne metta.

Poi una mattina di un giorno qualunque ci siamo svegliati con il nemico alle porte, anzi qualcuno l’aveva già in casa senza nemmeno saperlo. Un nemico che non si abbatte con gli aerei di ultima generazione e con armi di precisione chirurgica come è accaduto in passato. Questo nemico è invisibile.

La consapevolezza di essere imbattibili in un attimo è crollata. Sì, perché chi attacca non lo puoi vedere, individuare, mirare e tantomeno toccare. Avanza indisturbato nel mondo e noi non possiamo che rifugiarsi in casa senza nessuna difesa. Questo nemico è un virus, terribile e letale, che si sconfigge nei laboratori farmaceutici, negli ospedali dove le armi sono la scienza, il cervello e il cuore di migliaia di persone che sicuramente non hanno mai imbracciato un mitragliatore. Siamo vulnerabili, ecco la verità: basta un attimo per trasformare le città in scenari apocalittici, terre fertili per i fantasmi: immagini che molte generazioni avevano visto fino a ora solo nei film. Anche la nostra Siena è in stato di forte emergenza da settimane. Ogni giorno donne e uomini si adoperano fino allo stremo affinché la nostra vita non sia in pericolo, rischiando però la propria. Allora non possiamo che urlare a gran voce "grazie" e augurarci che questo momento surreale finisca il prima possibile. Questa è la priorità. Dopo dovremmo iniziare dalle macerie rimaste e ricostruire il tutto. La nostra vita non sarà più la stessa, né a livello psicologico, lavorativo, tantomeno pratico e quotidiano.

L’economia è già in ginocchio e nel futuro dovremmo necessariamente fare quadrato per riprendere pian piano il normale cammino. Certo non sarà cosa facile e ci vorranno degli anni per tornare a regime: gli esperti prevedono già a oggi milioni di licenziamenti e aziende chiuse. Siena non è di un altro mondo, deve comunque farcela, deve rialzarsi come ha già fatto in passato. Siamo una comunità coesa e questa può essere probabilmente la marcia in più. Siamo divisi in diciassette popoli ma quando conta davvero, e adesso conta, con senso di alta responsabilità e determinazione ci uniamo in un’unica identità con un unico obiettivo. La storia ce l’ha insegnato, siamo certi che i senesi sapranno ripetere i "miracoli" fatti negli anni.

Come redazione di NOI abbiamo deciso con coraggio di uscire con questo primo numero dell’anno senza correggere niente di ciò che avevamo fatto prima della pandemia, perché ciò che raccontiamo sono storie di persone che non sono mutate, sono sempre qui con le loro varie esperienze, pronte a condividerle con voi.

Nonostante tutto la vita, se pur lentamente e con fatica, va avanti così come la natura continua il suo inesorabile corso, siamo passati dall’inverno alla primavera con i suoi meravigliosi alberi in fiore come a ricordarci che alla fine siamo solo degli ospiti in questa terra e non dobbiamo assolutamente abusarne. Mai.

E allora un giorno, quando tutto sarà finito, qualcuno ci chiederà… "raccontami il tempo del coronavirus".

Già, il tempo che fu.